Cultura alternativa o cultura di nicchia, una realtà che in Ticino annaspa e fatica sempre più ad emergere. Le opportunità di esibirsi di fronte a un pubblico o di portare al mondo la propria arte parrebbero, per tutti colori che non cavalcano l’onda del "mainstream", delle imprese difficili da concretizzare. In quest'ottica, il Molino rientrava in quelle strutture che ancora sapevano valorizzare questo tipo di artisti.
Pluralismo culturale
Il Molino, spiegano due giovani che lo frequentavano e di cui uno partecipava all'organizzazione degli eventi, era un luogo in cui artisti, collettivi e gruppi musicali potevano esprimersi liberamente costruendo un proprio percorso in modalità "fai da te" e al di fuori delle logiche di mercato.
In tal senso, sono stati diversi gli enti e i personaggi che hanno espresso il loro rammarico a fronte dei recenti fatti, proprio perché hanno segnato una croce su un luogo che sapeva promuovere la cultura "dal basso". La Casa della Letteratura per la Svizzera italiana, in un recente comunicato stampa ha ricordato le molte attività svoltesi nella sede, come ad esempio le manifestazioni culturali, letterarie, musicali e cinematografiche.
Gli stessi Vad Vuc, in un loro post pubblicato sui social, si sono espressi ricordando i loro primi passi nel mondo della musica mossi proprio al Molino
Una chance per ogni artista
Gli artisti che si cimentano in generi più di nicchia incontrano ostacoli sin dal principio. José Brantuas, batterista dei Gangrenomity e nella vita polimeccanico, racconta come, a partire dalla metà degli anni Duemila, sia diventato difficilissimo trovare un palco disposto ad ospitare gruppi musicali che non sposino gli interessi delle masse. Senza contare che, per un artista ticinese, i problemi iniziano ancor prima, ossia nel momento in cui si cerca una sala prove. I proprietari degli immobili di fatto non desiderano ospiti chiassosi. Tra tutti questi ostacoli il Molino offriva la possibilità di provare i propri prezzi, ma anche un palco con tutto ciò che serve e che dava l'impressione di essere su "un grande main stage", spiega Marzio Guerra, cantante degli Illuminatty sound international e nella vita socioterapeuta. In buona sostanza, coloro che non possedevano mezzi propri avevano modo di organizzare rapidamente un concerto ed esibirsi di fronte ad un pubblico numeroso che, dice Marzio, dava moltissimo.
Cult TV del 13.11.2014 di Danilo Catti
Cultura alla portata di tutti
Il costo d'entrata, raccontano Marzio e José, era di circa cinque franchi e la birra di tre. Un prezzo popolare che rendeva le attività "accessibili a tutti quanti". Insomma, un luogo aperto a tutti coloro che non si possono permettere di recarsi ai grandi eventi che arrivano a costare anche 100 franchi, spiega Marzio che conclude: "Mi è capitato di vedere persone di sessant'anni e bambini con famiglie; era veramente un posto dove si incontrava gente a 360 gradi: diverse ideologie, provenienze e sottoculture... era proprio come trovarsi in una grandissima famiglia, questo è quello che mi è rimasto, l'energia di quello che era il pubblico del Macello".
Le testimonianze di chi era al Macello - Estratti da Falò del 17.06.21
RSI Info 18.06.2021, 01:09






