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"Ho visto uccidere un bimbo"

Tra i ragazzini sfollati da Mosul, il racconto di una guerra che dura da tre anni e che ha annullato ogni tipo d'umanità

  • 20 June 2017, 00:00
  • 8 June 2023, 06:16

Mosul, l'ultima battaglia - di Giuseppe Borello e Lorenzo Giroffi

La battaglia per la liberazione di Mosul è entrata nella sua fase finale, la più difficile. Sono passati tre anni da quando le milizie dell'IS (Islamic State) hanno conquistato la città e Abu Bakr al-Baghdadi si è presentato al mondo come califfo. L'IS resiste nel centro di Mosul, occupando l'imponente struttura dell'ospedale, mentre l'avanzata dell'esercito iracheno viene rallentata dai cecchini e dalle autobombe. Il prezzo maggiore lo pagano i civili, usati come scudi umani. Le forze terrestri dell’esercito iracheno, che ricevono supporto aereo dalle truppe statunitensi, stimano la presenza di ancora cinquecento miliziani del califfato nero. Il centro della città è spettrale, vuoto, con i soldati iracheni ad occupare vecchi edifici ed i cecchini dell’IS nascosti negli ultimi tre quartieri nelle loro mani. I rifugiati nei campi appena fuori città testimoniano di esecuzioni pubbliche, bimbi armati e nemici arsi vivi.

"Daesh - l'IS - inizialmente era ben visto, prometteva una vita facile. Sono poi diventati aggressivi, feroci. Ho visto ammazzare anche un bambino di sei giorni", racconta un ragazzino con la maglietta gialla e forse 10, 11 anni di vita sulle spalle. E mentre lui racconta, circondato - nel campo profughi - da altri ragazzini e ragazzine come lui, i botti delle bombe al fosforo, lanciate sul centro della città, continuano a riecheggiare, qui, alle porte di Mosul.

Lorenzo Giroffi

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