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La Turchia ha i suoi tatuati

Più di un terzo della popolazione ha scelto di farsi un tatuaggio e ciò nonostante l'esplicita condanna di Recep Tayyip Erdoğan

  • 10 September 2020, 05:44
  • 10 June 2023, 01:48

La politica sulla pelle

“Che cosa sono questi tatuaggi? Perché danneggi così il tuo corpo? Non farti ingannare dagli stranieri. Che Allah non voglia, potrebbero anche causarti un cancro alla pelle”. Passando in rassegna la nazionale di calcio giovanile della Turchia, il presidente Recep Tayyip Erdoğan si ferma accanto a un giocatore per impartirgli la sua lezione di vita: i tatuaggi sono frutto della corruzione occidentale dei costumi e ostacolano la crescita di una “gioventù religiosa”. Una condanna senza sconti che però non è riuscita a fermare la crescita del fenomeno. Secondo le stime, oggi in Turchia un adulto su tre ha almeno un tatuaggio. E spesso si tratta di simboli politici. In alcuni casi, è proprio il profilo del capo dello Stato, con i suoi inconfondibili baffi, o magari sono le sue iniziali, RTE: un sostegno che si esprime così anche a dispetto del capo. Ma i simboli scelti sono i più vari, senza confini di appartenenza a movimenti o ideologie.

Io, così, per sempre

L’omaggio più classico è al fondatore della Repubblica e padre della patria Mustafa Kemal Atatürk. Si disegna il suo volto in versione guerresca o se ne riproduce la firma, che in Turchia si ritrova anche come adesivo su auto, muri e zaini. Poi ci sono i simboli comunisti e anarchici, dalla falce e martello al working class hero, ma anche quelli che si rifanno alla destra estrema. Forte è anche l’impronta nazionalista: le bandiere rosse con la mezzaluna e la stella o i disegni che richiamano la tradizione ottomana, fortemente rivalutata negli ultimi anni in Turchia. Molti scelgono anche di imprimersi addosso il ricordo di un fatto vissuto, come le maschere antigas dei manifestanti di Gezi Park nel 2013 o le scritte che evocano la cruenta notte del fallito golpe del 15 luglio 2016. Valori e modelli portati in giro ogni giorno sui propri corpi, in una forte rivendicazione d’identità.

Cristoforo Spinella - Italo Rondinella

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