La Germania, dal 2015, ha accolto più di un milione di rifugiati. I siriani sono la nazionalità più numerosa. Nel Paese se ne contano più di 500.000. Per i rifugiati si tratta di ripensare la propria vita, di cercare un lavoro, di inserirsi in questo nuovo contesto, ricco di opportunità, ma anche di ostacoli: la lingua, la burocrazia, un mercato del lavoro complesso.
Molte sono le organizzazioni che a Berlino, come nel resto del Paese, si prodigano per facilitare l’integrazione dei rifugiati. Tra le più note c’è Über den Tellerand, che fa del cibo il primo motore per l’integrazione. Molte delle sue iniziative ruotano intorno al concetto che cucinare e mangiare insieme sia il modo migliore per instaurare relazioni tra berlinesi e rifugiati.
Uno dei programmi più interessanti è Job Buddies. Ogni settimana, per quattro-cinque mesi, berlinesi e rifugiati si incontrano nella sede dell’organizzazione. Si passano alcune ore insieme, preparando piatti, per lo più mediorientali, e cenando insieme. Si lavora per coppie: un berlinese, un rifugiato. Il primo consiglia il secondo su come superare gli scogli burocratici, presentare domande di lavoro, compilare formulari, richiedere il riconoscimento del titolo di studio, uno dei più grandi problemi per i rifugiati. Parlando con lui/lei, inoltre, lo aiuta a rafforzare la padronanza del tedesco. Imparare la lingua è un passo fondamentale per ambientarsi, e soprattutto per lavorare.
«I rifugiati che ho incontrato sono motivati e generalmente molto istruiti. Stanno solo aspettando un’opportunità», spiega Eva Üdt, la responsabile del programma. Qualcosa si muove, anche se troppo lentamente. Del milione e più di rifugiati giunti in Germania dopo il 2015, solo un terzo ha trovato lavoro. La strada per l’integrazione è ancora lunga.
Matteo Tacconi





