Sono più di 94'000, in Messico, le persone ufficialmente scomparse, persone i cui corpi non sono mai stati ritrovati. I cosidetti “desaparecidos” sono giornalisti, studenti, attivisti per i diritti umani e persone che sono diventate vittime della tratta di persone. Gli autori delle sparizioni sono gruppi criminali, cartelli del narcotraffico, ma anche agenti dello Stato messicano, polizia o esercito, la cui presenza e partecipazione è stata documentata in varie occasioni.
Ayotzinapa è il caso di 43 studenti messicani, scomparsi nel 2014
Ayotzinapa, il massacro di 43 studenti di cui non sono mai stati ritrovati i corpi, ha attirato l’attenzione internazionale. Grazie alle investigazioni svolte dalle associazioni per i diritti umani è stato possibile documentare la partecipazione nei fatti del 26 settembre 2014 della polizia municipale di Iguala e del 27° battaglione di fanteria dell’esercito messicano. Il
Comitato contro le sparizioni forzate dell’ONU ha visitato il Messico nel mese di dicembre. Dopo aver incontrato associazioni e famigliari delle vittime si è detto preoccupato per la partecipazione di agenti dello Stato in queste violenze, oltre che per l’alto grado di impunità che hanno questi crimini.
Le violenze in Messico sono aumentate a partire dal 2006, quando l’allora presidente Felipe Calderón lanciò la guerra contro la droga e i cartelli del narcotraffico. L’impossibilità di seppellire i corpi dei propri cari impedisce alle famiglie di elaborare il lutto, una situazione di impotenza che genera paura, terrore e l’incapacità di superare il trauma.
Samuel Bregolin






