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Solo vent'anni fa... Belgrado (3)

Goran Stojčetović, il ragazzo che conobbe la guerra e che, per sfuggirle ed elaborarne il trauma, si rifugiò nell'Art Brut

  • 24.03.2019, 08:47
  • 4 maggio, 21:05
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L'arte che cura il trauma del Kosovo

RSI Info 24.03.2019, 08:45

  • RSI/Matteo Tacconi - Giorgio Fruscione

24 marzo 1999, la Nato inizia a bombardare la Jugoslavia di Slobodan Milošević, di cui il Kosovo era parte. E noi è con Goran Stojčetović, classe 1975, artista serbo, che chiudiamo la serie di storie che abbiamo proposto per ricordare quel che accadde solo vent'anni fa in questo stesso giorno. Stojčetović è originario di Uroševac, città del Kosovo (Ferizaj in albanese) dove ha vissuto fino al 1999 e visto tutti gli orrori della guerra.

Vide le bombe della Nato, la repressione durissima esercitata dai serbi sugli albanesi del Kosovo e la vendetta degli albanesi nei confronti dei serbi, dopo l’intervento Nato. Ne rimase turbato – “per me fu la fine della civiltà europea”, dice – e si tuffò nell’arte, per elaborare il trauma del 1999, trauma presente in molte delle sue opere.

Stojčetović si riconosce nell’Art Brut, lanciata dal francese Jean Dubuffet nel 1945. Guerra, follia, ricerca del sé sono alla base del movimento. Come fondatore dell’associazione Art Brut Serbia, Stojčetović lavora da tre anni, come volontario, con i pazienti della clinica psichiatrica dell’ospedale militare di Belgrado. “Qui posso vedere se l’arte produce effetti anche in altre persone che, come me, hanno esperienze traumatiche”.

Matteo Tacconi - Giorgio Fruscione

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