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Un dono firmato Ernest

Svizzero, 91 anni, il signor Tschannen ha devoluto 38,5 milioni di dollari all'Eye Center di Davis

  • 11.03.2016, 13:58
  • 4 maggio, 15:13
Ernest Tschannen, dalla Svizzera alla California con amore

Ernest Tschannen, dalla Svizzera alla California con amore

  • C. Gan

“Certo, con i miei problemi alla vista non posso più guidare l’auto”, racconta al telefono dalla California Ernest Tschannen. L’auto no, ma il kayak ancora sì. Ogni tanto inforca la sua bici e scende verso il vicino lago Natoma, alla periferia di Sacramento. È qui che vive in una casa modesta a un piano, una grande palma davanti all’ingresso.

Eppure – di case – questo 91enne originario di Aarwangen, nel Canton Berna, ne possiede tante. Tantissime. Un impero immobiliare costruito nel tempo. “Sono emigrato dalla Svizzera 64 anni fa. Non avevo un soldo in tasca. Ho lavorato come ingegnere” racconta con una voce che non tradisce l’età. E poi precisa: “Non ho famiglia. Ho investito i miei soldi in immobili e sono riuscito ad accumulare un po' di denaro risparmiando parecchio”. Quasi 100 milioni di dollari. Ma ora – aggiunge – è venuto il momento di aiutare chi ha bisogno.

Non è la prima volta che decide di donare parte del suo patrimonio. Associazioni e organizzazioni no-profit hanno già beneficiato della sua generosità. E adesso anche l’ “Eye Center” dell’Università della California, a Davis, non lontano da casa sua. È qui che gli hanno curato un glaucoma agli occhi. “La mia vista si è ridotta, ma l’intervento ha evitato un ulteriore peggioramento” spiega il signor Tschannen. Che usa parole di gratitudine verso chi lo ha operato: “Un lavoro eccezionale, altrimenti sarei cieco”. Una gratitudine anche molto concreta: denaro e immobili per 38,5 milioni di dollari. La più grande donazione che nei suoi 108 anni di vita l’ateneo abbia ricevuto da una singola persona. “Serviranno per la ricerca: son sicuro che un giorno saranno capaci di curare il glaucoma ed evitare la cecità”, dice con l’entusiasmo di un ventenne questo filantropo dai modi umili e semplici, partito nel 1952 dalla Svizzera per l’America. “Sono davvero contento di poter donare questi fondi per la ricerca”. Felicissimi – ed è facile capirlo- anche i responsabili del Centro oculistico che li riceveranno. “Costruiremo non solo un edificio, ma una nuova istituzione capace di integrate medici che erogano terapie con ricercatori che studiano cure alle malattie dell’occhio”, mi dice il professor Mark Mannis, direttore dell’”Eye Center” dell’Università della California. Un contributo di questa portata – assicura – avrà un impatto per generazioni di pazienti nei prossimi decenni.

Il signor Ernest probabilmente non ne vedrà gli effetti. I suoi occhi – adesso – sono forse meno capaci di vedere le cose, ma incredibilmente spalancati sul futuro.

Emiliano Bos

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