Le procure del canton Vallese e di Roma collaboreranno più strettamente dopo l’incendio di Capodanno a Crans-Montana (VS), in cui sono morte 41 persone tra cui 6 italiani. Lo hanno deciso le autorità penali vallesane e italiane che si sono incontrate oggi a Berna.
“È nell’interesse di entrambi gli Stati intensificare il coordinamento in merito a determinate misure di assistenza giudiziaria”, si legge in una nota odierna dell’Ufficio federale di giustizia (UFG) presso il quale si sono svolti i colloqui.
Concretamente, ciò significa che “gli inquirenti italiani potranno partecipare, a intervalli regolari e sin dai prossimi giorni, alle operazioni di assistenza giudiziaria in Svizzera, a partire dalla selezione del materiale probatorio già raccolto”, precisa ancora l’UFG.

Beatrice Pilloud e Francesco Lo Voi Chief parlando ai media dell'incontro odierno tra Svizzera e Italia
Lo stesso obiettivo
Il Ministero pubblico vallesano e la Procura di Roma hanno lo stesso obiettivo: chiarire l’incendio di Crans-Montana nei minimi dettagli, hanno dichiarato ai media la procuratrice generale del Vallese Béatrice Pilloud e il procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi al termine dell’incontro.
L’assistenza giudiziaria lascia immutate le competenze e la sovranità per i procedimenti penali nei rispettivi Paesi. Sarà la Procura vallesana, che dirige il procedimento sul territorio svizzero, a decidere quali prove raccogliere e se coinvolgere gli inquirenti italiani nell’assunzione delle prove. Lo stesso vale, a parti invertite, per la Procura di Roma sul territorio italiano, ha rilevato Pilloud.
Grazie alle autorità svizzere per l’incontro
“Desidero ringraziare le autorità svizzere - ha sottolineato dal canto suo Lo Voi - per avere voluto organizzare questo incontro come primo passo dell’esecuzione della rogatoria e che ha visto oggi un accordo sulla possibilità di cooperare in maniera rafforzata nelle attività di esecuzione anche attraverso, per esempio, la selezione dei documenti che possono essere di interesse per l’autorità giudiziaria italiana e che sono stati già raccolti insieme a numerosissimi altri elementi di prova da parte della procura generale di Sion”.
Da parte sua, la responsabile della comunicazione dell’UFG, Ingrid Ryser, ha dichiarato che se ci sarà anche una squadra investigativa comune, lo dirà il futuro. Non è invece ancora chiaro se con questo passo le autorità italiane siano completamente soddisfatte. Alla domanda se l’ambasciatore italiano ritornerà ora a Berna, Ryser ha risposto che “la decisione spetta all’Italia”.
Squadre investigative comuni? Non se n’è parlato
L’ipotesi di costituzione di squadre investigative comuni tra Italia e Svizzera “non è un argomento che abbiamo trattato oggi”, “questo lo esamineremo”. Lo ha concluso Lo Voi, al termine della riunione, definendo l’incontro “molto fruttuoso e produttivo”.




