“Da quando sono venuto qui l’ultima volta, due settimane fa, abbiamo perso 1,4 metri di ghiaccio”. Praticamente 10 centimetri al giorno. A dichiararlo sulle pendici del ghiacciaio vallesano del Rodano è Matthias Huss, glaciologo e direttore di Glamos, la rete svizzera di rilevamenti glaciologici.
“È davvero tantissimo”, continua lo scienziato. Dall’inizio delle rilevazioni di quest’anno, a metà giugno, il manto ghiacciato si è già ridotto di 4 metri, complici le ripetute ondate di caldo. Un dato emblematico: già lo scorso 29 giugno si era raggiunto il Glacier loss day, il momento in cui i ghiacciai svizzeri hanno consumato tutta la neve e il ghiaccio accumulati durante l’inverno.
“Il ghiaccio si sta ritirando rapidamente e negli ultimi vent’anni ne abbiamo perso quasi un chilometro”, spiega Matthias Huss. I segni della ritirata sono sempre più visibili, anche in profondità, con cavità e gallerie sotterranee nate dal veloce scioglimento. Il glaciologo ne indica una vicino al punto di riferimento: è una caverna subglaciale. “È un processo che osserviamo sempre più spesso”, afferma.

Una caverna subglaciale nel ghiacciaio del Rodano
Anno estremo, ma non da record
“Il 2026 è stato finora un anno estremo, ma non abbiamo ancora raggiunto le perdite record del 2022”, spiega lo scienziato. “Quest’anno c’è stato un inverno piuttosto secco, con poca neve e scarsa protezione per il ghiaccio. Le ondate di calore sono iniziate presto. Nel 2022 la sabbia del Sahara depositata sulla neve aveva accelerato lo scioglimento”.
Uno scioglimento destinato a continuare. “Scomparirà dal Belvedere tra trenta o quarant’anni, ma sarà sempre presente, lassù in cima, al Dammastock.” È in questo massiccio, a quasi 3’600 metri di altitudine, che il ghiacciaio del Rodano ha la sua sorgente.
“Lì fa più freddo e c’è più neve”, sottolinea il direttore di Glamos. “Potrebbe sopravvivere fino alla fine del secolo, ma in una forma molto più ridotta”.

Il glaciologo mentre riposiziona i sensori di misurazione
Vita da glaciologo
Normalmente, i glaciologi si recano sui ghiacciai ad aprile per misurare l’accumulo di neve e tornano solo a settembre per determinare lo scioglimento annuale.
Sul ghiacciaio del Rodano, la perdita è tale che i sensori di misurazione devono essere sostituiti e riposizionati prima nel corso della stagione, altrimenti cadrebbero e perderebbero la loro utilità. Le lunghe aste metalliche - alcune misurano 8 metri, ciò che corrisponde a uno scioglimento annuale “normale” nel punto in cui sono posizionate - vengono avvitate nello strato glaciale.
“Con il cambiamento climatico, sappiamo che le ondate di caldo sono sempre più frequenti e probabili”, ammette Huss. “È difficile dover documentare sempre la stessa cosa: un anno estremo dopo l’altro. Ma questa è la nostra vita odierna di glaciologi”.

Glacier Loss Day: quando i ghiacciai perdono massa
RSI Info 30.06.2026, 18:10

Notiziario
Notiziario 21.07.2026, 11:00
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