Le persecuzioni di cui sono state vittime in passato le popolazioni nomadi Jenisch e Sinti sono equiparabili a crimini contro l’umanità secondo il diritto internazionale vigente. È quanto afferma una dichiarazione approvata oggi dal Consiglio nazionale per 100 voti a 67 e 20 astenuti. La Camera del popolo, basandosi sui risultati della ricerca storica e su una dichiarazione simile del Consiglio federale, riconosce la grave sofferenza causata alle vittime e alle loro famiglie dalle azioni delle istituzioni statali ed esprime il proprio rammarico per quanto accaduto. Per questo, il plenum esorta la Confederazione, i Cantoni e i Comuni a impegnarsi per la tutela degli interessi di queste comunità in modo da riconoscere lo stile di vita nomade come patrimonio culturale immateriale e tradizione vivente. Sulla base delle risultanze storiche, la fondazione Pro Juventute, promotrice del programma “Bambini della strada”, ha sottratto bambini alle comunità nomadi tra il 1926 e il 1973. Anche alcune organizzazioni religiose hanno partecipato a queste azioni. I bambini sono stati collocati in istituti, famiglie affidatarie, manicomi e carceri. Una simile persecuzione, anche dopo il 1945, è stata in parte legittimata da idee sociologiche generiche nonché ideali razzisti e di eugenetica secondo cui lo stile di vita degli Jenisch costituiva un pericolo per lo sviluppo e il benessere del bambino. Si stima che il numero di minori coinvolti sia pari a 2’000. Anche alcuni adulti sono stati sottoposti a tutela, collocati in istituti o sterilizzati con la forza. Il Consiglio federale ha già riconosciuto questo “crimine contro l’umanità” un anno fa. Le organizzazioni che rappresentano queste minoranze hanno chiesto nel gennaio 2024 alla Confederazione di qualificare questi atti come “genocidio culturale”. Data la gravità delle accuse, il Dipartimento federale dell’interno (DFI) ha commissionato un parere legale. Quest’ultimo è giunto alla conclusione che gli atti in questione devono essere qualificati come “crimini contro l’umanità” secondo gli attuali criteri del diritto internazionale pubblico. Si tratta di persecuzioni che violano sistematicamente i diritti fondamentali dei membri di un gruppo a causa della loro appartenenza ad esso, in particolare il diritto alla vita privata e familiare e la libertà di movimento.