Dire a qualcuno "sei un Adolf Hitler", il feroce dittatore nazionalsocialista, non lede per forza l’onore e non è sempre diffamante. È quanto sostiene il Tribunale federale in una recente sentenza. Mon Repos ha deciso di non ammettere il ricorso di un ticinese che, alla presenza di terzi, era stato paragonato al Führer nazista.
Non c'entra l'ideologia
Nel luglio del 2012 la persona apostrofata aveva sporto denuncia contro il conoscente per diffamazione, calunnia ed ingiuria. Sei mesi dopo il procuratore pubblico che si occupò dell’incarto decide però di abbandonare il procedimento, poiché ritenne che il paragone non era lesivo dell’onore. Secondo gli inquirenti l’etichetta non era legata alle convinzioni politiche, ma piuttosto, si legge nella sentenza, alla caratteristica di "voler comandare".
Contesto litigioso
Il querelante decise però di ricorrere alla Corte dei reclami penali del Tribunale d'appello del Canton Ticino. Neanche in questa occasione gli venne data ragione. I giudici specificarono che l’accostamento si “inseriva in un contesto di pluriennale litigiosità tra le parti, noto ai presenti, e non aveva manifestamente alcun nesso con posizioni ideologiche o politiche”.
Il ricorrente, che reclamava un torto morale, decise però di andare fino a Mon Repos, dove ha però incassato un’altra sconfitta.
Da.Pa.




