Delusione per un'occasione persa e preoccupazione per lo stato di salute dei corsi d'acqua. Pescatori ticinesi e WWF promettono pressione affinché si trovi una soluzione ai deflussi minimi bocciati dal Tribunale amministrativo cantonale, ma per la nuova base legale servirà ancora tempo. Nessuna soluzione a corto termine, quindi. Uno stop che ha creato molta delusione tra chi si batte per la salute dei fiumi ticinesi. È una giornata amara, dunque, per chi difende la salute dei fiumi, che non riceveranno maggiori quantitativi d'acqua.
La soluzione ticinese doveva essere una prima in Svizzera, ma il Tribunale amministrativo l'ha bocciata per un vizio di forma, mettendo la parola "stop" al risanamento dei deflussi minimi.
La via da percorre per tornare a parlare dei volumi d'acqua rilasciati dagli impianti idroelettrici, però, non manca: si chiama nuova legge sulla gestione delle acque e darebbe le competenze necessarie per intervenire al Consiglio di Stato. Non è però ancora noto quando il Gran Consiglio potrà esprimersi sul nuovo testo.
In ogni modo, ha già confermato il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali, si dovrà tornare al tavolo delle trattative per ridefinire i quantitativi dei deflussi, tenuto conto delle mutate necessità energetiche. Coinvolte, verosimilmente, saranno anche le aziende proprietarie degli impianti idroelettrici.
Lasciare più acqua per i pesci nei fiumi significa giocoforza ridurre la produzione idroelettrica. Lo sa anche il WWF che, al contempo, spinge per una maggiore produzione di energia locale e rinnovabile.






