Vasco Rossi e Gianluca Verga
Vasco Rossi e Gianluca Verga (RSI)

Auguri a Vasco per i suoi 70!

a cura di Gian Luca Verga

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La prima volta fu alle Stelle di Ascona, ed era il 1982.
Poi nel corso del tempo, e con assoluta regolarità: Bellinzona, Chiasso, Locarno, ancora Bellinzona, ancora Locarno, Lugano e il resto della Confederazione. 
L’ultima a Milano, pochi mesi fa, in occasione della pubblicazione dell’ultimo disco. Quella di Vasco è stata una presenza assidua in una regione, la nostra, che gli piaceva molto al punto che negli anni ’90 accarezzava davvero l’idea di acquistare casa nel Locarnese. E qualche proprietà l’aveva pure valutata e considerata.

“Sai Gian Luca, la Riviera romagnola è il paese dei balocchi, trovi tutto e tanto divertimento, quando e come vuoi. Noi italiani siamo caciaroni e anche cialtroni. Qui invece è tutto ordinato, tranquillo, c’è un’altra e alta consapevolezza civica. Ma anche voi quando volete “far baracca” scendete in Riviera” E giù con gustose e divertite analisi sociologiche. Perché Vasco, oltre che timido e persona vera, è di una simpatia unica.

 

 

E in quegli anni il Locarnese lo conosceva bene, essendo anche legato dall’amicizia col compianto Luca Quattrini, promoter che operava appunto sul Verbano. E col quale sempre negli anni 90 andai una sera a Zocca, a casa Rossi per festeggiarne il compleanno. Ma questa è un'altra storia.

Le sue performance in Svizzera erano una ghiotta opportunità per scambiare le classiche due chiacchiere e raccogliere l’intervista. Che erano sempre uno spettacolo in quanto Vasco davvero procede per logiche di pensiero peculiari, tutte sue; associazioni di idee, concetti e sillogismi che in apparenza deragliano, virano per poi rientrare nei binari e offrirti una lettura efficace della sua “Weltanshauung”. Soprattutto quando parlando di se, delle proprie esperienze affronta “i suoi argomenti”: il senso della vita con tutte le difficoltà, le  fatiche e le incertezze; o ancora la ricerca di quella verità ancora da comprendere o le derive emotive e relazionali.

 

E sono pensieri e riflessioni a volte complessi, profondi, sempre molto veri anche se spruzzati di ironia. E se l’ultimo incontro, lo scorso ottobre avvenne nella camera di un prestigioso hotel milanese una delle prime nei camerini spartani di non ricordo quale struttura, comunque nel Sopraceneri: forse era l’Espocentro di Bellinzona o una palestra. O forse nel locarnese: chiedo venia! Comunque quasi 40 anni prima. Era in ritardo ma volle mantenere l’impegno. La registrai mentre era sotto la doccia. Durante l’insaponamento formulavo la domanda e lui rispondeva; pausa risciacquo, e si riprendeva.  Si insaponava, rispondeva, giù uno scroscio d’acqua, un'altra domanda e il microfono che entrava e usciva dalla doccia. Come potete immaginare la prima parte fu “umida e laboriosa”. Poi uscì “biotto come una rana”, gli passai l’accappatoio e la terminammo, con lo staff che rideva.

Vasco Rossi - Siamo Qui

Vasco Rossi - Siamo Qui

“Siamo qui” è il nuovo, atteso disco di Vasco Rossi, pubblicato venerdì 12 novembre 2021, in un giorno che indossa un numero palindromo. Intervista a cura di Gian Luca Verga

E rigorosamente in accappatoio mi accolse al termine del concerto a Cornaredo, nel campo laterale. Anzi ci accolse perché chiesi e concesse di farmi entrare con un gruppetto di simpatici fans Mesolcinesi conosciuti li per li che increduli si strinsero in cerchio durante l’intervista. Vasco sembrava una statua del Budda, seduto in poltrona, un filo appesantito, in accappatoio con noi attorno in cerchio. E che al termine immortalai coi loro apparecchi fotografici.
Erano in estasi.
Ma la più intensa la realizzai al termine di una serata leggendaria, che mezzo Ticino ricorda. Il suo oceanico concerto in Piazza Grande a Locarno nell’ambito del tour “Gli spari sopra”; così assediata in ogni ordine di posto e oltre che così non si è più vista. Al termine cena con lui, la band e lo staff in un ristorante della Città Vecchia. E forse con la complicità dell’adrenalina ormai scesa, le abbondanti libagioni annaffiate a dovere,  l’intervista si rivelò una seduta psicoterapeutica durante la quale Vasco raccontò e si raccontò, tra luci e ombre, tra certezze (poche) e demoni interiori come credo raramente abbia fatto.
Col cuore e le viscere in mano. Al punto che Enrico Rovelli, l’allora suo manager, chiese di poter aver una copia in quanto non l’aveva mai sentito parlare così. Un’ intervista che purgata da qualche colorito intercalare di troppo proposi il giorno successivo; realizzando al contempo che anche i suoi silenzi al pari delle “ahh” e delle “ehh” strascicate acquistano significato ampliando e arricchendo i suoi pensieri, la sua narrazione; raccontandocelo compiutamente. Per la cronaca l’intensa serata locarnese non finì certo li; fecero aprire un locale per fare un po’ di bisboccia fino alle prime luci dell’alba. Ma anche questa, come si suol dire è un'altra storia da serbare nei proprio intimi ricordi.
Gian Luca Verga

 

 

 

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