Eppure Bertoli soffia ancora

Pierangelo Bertoli a vent’anni dalla scomparsa: Gian Luca Verga ricorda il cantautore popolare e provinciale nato nella Bassa emiliana e diventato simbolo della protesta sociale negli anni Settanta

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Della sua razza, razza emiliana d.o.c., Pierangelo indossava soprattutto la caparbietà, con orgoglio e naturalezza. Qualità che gli permise, unitamente al talento e all’urgenza espressiva che gli ribolliva in corpo, di scalare classifiche e guadagnare palchi importanti dopo una gavetta macinata alle Feste dell’Unità lungo la Secchia.
Un provinciale dunque, nato nella “Bassa”, a Sassuolo, cresciuto con il cantautorato americano fino a quando, nei primi anni ’70, viene folgorato dalla canzone popolare italiana; un canzoniere, una tradizione che trae linfa come sappiamo anche dalla protesta sociale.
Il suo è un interesse reale, una passione che gli permette di acquisire una maggiore immediatezza nel racconto,  traducibile in una scrittura avversa all’attenta e lunga riflessione. Bertoli, schietto e diretto nella vita, si propone di rivalutare la tradizione in senso dinamico, di utilizzare la canzone popolare per una continuità storica.

 

“Spunta la luna dal monte”, la canzone proposta a Sanremo coi Tazenda, non aveva origine da un’infatuazione passeggera per la tradizione popolare sarda o più in generale per la musica etnica o folk: l’amore di Pierangelo per questa forma di espressione popolare e artistica nasceva in tempi non sospetti.
Personalmente ricordo una sera di molti anni fa, in un ristorante del Luganese: con amici, vino e chitarre, dopo aver rispolverato la canzone d’autore italiana e saccheggiato il repertorio di Bob Dylan, l’artista emiliano si rivelò conoscitore sopraffino delle tradizioni musicali popolari italiane. Sarde in particolare: arie antiche misteriose, parole e onomatopee dai suoni affascinanti.   

A proposito di Sanremo si recò, mi disse, “per rompere partendo da livello più alti”. Per scagliare “a muso duro” gli strali contro ogni mediocrità, contro gli abusi di potere, le ingiustizie sociali, la massificazione e l’omologazione del gusto. Argomenti ancorati al suo DNA, alla sua canzone, alla sua poetica. Che ne nobilitavano la professione caratterizzata da un rigore per nulla scemato al cospetto del consenso popolare ottenuto, riflesso di una carriera integerrima, per nulla incline al compromesso. Un consenso che valicava la componente ideologica, centrale certo, così come l’identificazione della “sua gente” con una precisa fede politica. La sua forte umanità, oltre che l’urgenza espressiva dispensava emozioni a chiunque lo ascoltasse. Le sue erano parole sincere e semplici affrancate da sofismi verbali e verbosi. Cantavano la vita, l’unico reale valore che Bertoli, senza mezzi termini sosteneva, incoraggiava, proponeva. Ed era a dir poco contagioso nel raccontarla, nella sua quotidianità in cui affluiva soprattutto in concerto (come ebbe a dire) una “momentaneità cosmica” salvifica. Lo possono confermare tutte le persone, e furono davvero molte, che hanno anche affollato i suoi concerti nella nostra regione.

 

E poi Pierangelo Bertoli era generoso di natura. Lo è stato anche con un giovane “compaesano” alle prime armi che si recò in pellegrinaggio a chieder consigli e un colpo di mano: Luciano Ligabue, che scrisse, nell'89, “Figlio di un cane” che apriva l'album di Bertoli 'Sedia elettrica'. Mentre nell'88, sempre Bertoli inserì “Sogni di rock 'n' roll” nel album “Tra me e me”. Quel Liga che apprendendo della scomparsa dell’amico e mentore scrisse: ''L'aggettivo da spendere in questo caso è grande. Grande la sua disponibilità nell'ascoltarmi, grande il suo aiuto nel far partire la mia carriera, grandi le sue doti umane e artistiche. Adesso che se ne è andato, diventa ancora più grande la sua lezione di forza e dignità''

Pierangelo Bertoli scomparse il 7 ottobre del 2002 a 59 anni;  il 5 novembre di quest’anno ne avrebbe compiuti 80.

Il Premio Pierangelo Bertoli nasce come riconoscimento del valore artistico e sociale dei cantautori italiani.

Negli anni passati il Premio Pierangelo Bertoli, dedicato ad un cantautore italiano che abbia una lunga comprovata carriera di successo con almeno 15 album all’attivo, è stato assegnato a Enrico Ruggeri, Stadio, Luca Carboni e Eugenio Finardi.

La rassegna dedica spazio a grandi nomi del panorama musicale italiano, ma anche ai cantautori emergenti. Nella serata finale, a seguito di selezioni che si tengono su tutto il territorio nazionale, viene infatti assegnato il premio Nuovi Cantautori consistente in un riconoscimento in denaro.
www.premiopierangelobertoli.it

Gian Luca Verga

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