Sarà - Pino Daniele (1987)

Pino Daniele con la sua band nella trasmissione Musicland, registrata il 2 gennaio 1987

Quando incontrai Pino Daniele

Pino che avrebbe festeggiato il proprio compleanno oggi, il 19 marzo e che era arista straordinario anche dal profilo umano. A cui sono anche legato in quanto la mia prima vera intervista a un semidio della musica la realizzai proprio con lui. 

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Pino ci manca da 7 anni. Pino che avrebbe festeggiato il proprio compleanno oggi, il 19 marzo e che era arista straordinario anche dal profilo umano. A cui sono anche legato in quanto la mia prima vera intervista a un semidio della musica la realizzai proprio con lui.  Diciamo che un certo chilometraggio lo avevo maturato nei mesi precedenti raccogliendo le chimere, le gioie e le sofferenze di molti artisti locali che spalmavo tra un quotidiano, il fu “Giornale del popolo”, palestra per molti cuccioli d’uomo con ambizioni giornalistiche, e la radio. Ma la mia prima, di quelle che ti appunti sul petto come si appunta una coccarda, fu con Pino Daniele nell’ 87 a Lugano. L’appuntamento è nel pomeriggio del concerto annunciato al Padiglione Conza di Lugano. Qualcuno tra voi magari c’era e può certificare la data. 

Seduti a una tavolaccia di legno coperta da una tovaglia bianca a quadretti rossi, macchiata qua e là di vino e caffè con alcuni colleghi della carta stampata attendiamo.   Pino arriva, si siede con la sua aria in apparenza svogliata, pigra.  Ordina “na tazzulella ‘e cafè” prima di concedersi ai nostri microfoni. Mi accodo sorseggiando il 5° della giornata. 

Iniziamo a chiacchierare; l’intervista è collettiva. Io dispongo di un Marantz a cassette; una sciccheria per l’epoca, un reperto antelucano oggi che ricordo con nostalgia. Nel marasma degli armadi conservo ancora quella cassetta.

Qualche minuto e Pino si innervosisce con un collega che formula domande obiettivamente fuori luogo. Minaccia scherzosamente  di rovesciargli il caffè  addosso, che per un napoletano verace….non so se mi spiego! Cerco di recuperare spostando il baricentro del discorso sulla musica. “Pino, lavoro per la RSI, ricordi il concerto da noi filmato e prodotto a Zurigo?” Fu “la chiave di volta”! Pino si sciolse, si commosse e iniziammo a parlar con passione e trasporto di musica, di blues, di Mediterraneo, di contaminazioni e dell’allora concetto di “World Music” di cui si professava un antesignano. Parlammo della scena napoletana, dei suoi figli illustri, da Murolo ai Napoli Centrale, materia che ben palleggiavo; di Napoli come “La Gerusalemme della musica mediterranea”, città in cui convivono e dialogano culture, suoni, etnie, tradizioni. Di socialità, politica ed emarginazione. Chiuse l’incontro stampa e rivolgendosi a me: ”vieni in camerino che ci facciamo un caffè come dico io e parliamo ancora un po’!” Ovviamente lo dice in “napoletano”, con la sua voce flebile e dolce che ti scioglie come una bossa nova sussurrata tra la sabbia di Ipanema o la brezza che spira guardando un tramonto sul Golfo dal Vomero. Il caffè era una bomba, la chiacchierata pure. Era davvero un piacere discorrere amabilmente con lui.  Esperienza che nel corso degli anni mi capitò in più di un’occasione. Questo giovane svizzero che amava parlare di musica e contaminazione gli stava simpatico.  Al Tenco negli anni ’90, in altri camerini prima dei concerti, al telefono quell’ultima volta poco prima del suo concerto all’Arena di Verona in occasione del 40.esimo  di “Nero a metà”, qualche mese prima della sua dipartita. Un giorno trascriverò tutte queste interviste – quella nella sua camera d’hotel a Sanremo durante il Tenco vanta meravigliosi picchi surreali – che comunque testimoniano, qualora ce ne fosse bisogno, la sensibilità e l’umanità di questo straordinario “nero a metà!   

Gian Luca Verga

 
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