Le campagne costano centinaia di migliaia di franchi, quando non milioni. Da dove arrivano questi soldi? La legge non obbliga a informare gli elettori
Le campagne costano centinaia di migliaia di franchi, quando non milioni. Da dove arrivano questi soldi? La legge non obbliga a informare gli elettori (rts)

Soldi e elezioni, chi dichiara e chi no

Quanto investono i partiti nella campagna per le federali del 20 ottobre? Cresce la trasparenza tranne che nell’UDC

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Il denaro fa vincere un’elezione? Con l’avvicinarsi delle elezioni federali di ottobre, partiti e candidati raddoppiano gli sforzi per sedurvi con campagne pubblicitarie, manifesti, video, eventi e volantini a tutti i fuochi. Sono azioni che costano: gli investimenti si misurano in centinaia di migliaia di franchi, qualche volta persino in milioni.

“I soldi da soli non bastano per vincere ma certamente contribuiscono”, spiega il politologo Georg Lutz dell’Università di Losanna, perché “permettono ai partiti di trasmettere un messaggio e ai candidati di farsi conoscere”. Una necessità per smarcarsi nella giungla di liste e pretendenti a un seggio sotto la cupola di Palazzo.

La RTS ha provato a svelare il mistero: in Svizzera, nessuno sa esattamente quanto denaro viene speso nella campagna per il Consiglio nazionale o per quello degli Stati. Nessuna legge federale obbliga i partiti a rendere pubblici i loro conti. Una parte importante della campagna si svolge nei cantoni. Le sezioni cantonali sono 188 e più di quattro quinti hanno accettato di rispondere alle domande poste. Il 14% non comunica il suo budget di campagna e il 2% ha ignorato la richiesta di informazioni, malgrado ripetute sollecitazioni. In occasione di un’inchiesta analoga nel 2015 solo due terzi delle sezioni avevano fornito cifre.

Cresce la trasparenza

Le sezioni dei Verdi, del Partito socialista, dei Verdi liberali e del Partito evangelico, che erano già le più trasparenti quattro anni fa, hanno dato tutte accettato di rendere noto il loro budget. Non è una sorpresa, visto che la sinistra e le piccole formazioni di centro sono all’origine di un’iniziativa popolare che chiede l’obbligo per i partiti di pubblicare i propri conti e la fonte di tutte le donazioni superiori a 10’000 franchi. A destra, invece, molte sezioni si prestano al gioco ma la grande maggioranza si oppone a una regolamentazione. Quelle dell’UDC, la metà delle quali rifiuta di rivelare cifre, sono le meno trasparenti. “Il finanziamento dei partiti è una questione privata”, hanno risposto diverse di esse.

Il cambiamento più significativo si constata fra i ranghi del PPD e soprattutto del PLR. Nel 2015 solo 9 sezioni liberali-radicali avevano reso nota la cifra spesa per la campagna, mentre questa volta sono 18. Come l’UDC, tuttavia, il partito continua ad opporsi all’introduzione di norme in questo ambito. All’unisono, diverse sezioni e il partito a livello nazionale affermano che un finanziamento diversificato e delle regole interne assicurano l’indipendenza della politica del PLR: “I donatori sono liberi di scegliere se desiderano o meno comunicare i destinatari dei loro versamenti e l’ammontare degli stessi”.

Questa situazione potrebbe mutare: anche sul fronte legislativo la trasparenza si fa strada. “Qualcosa si muove”, conferma Georg Lutz, citando le iniziative accettate di recente dal popolo a Friburgo e nel canton Svitto. “Sono risultati sorprendenti”, secondo il politologo, perché “si pensava che non avessero speranze di essere accolte. Questo fa riflettere e spinge ora il Parlamento a proporre un controprogetto all’iniziativa popolare federale per la trasparenza”. Per l’esperto, delle regole sono necessarie per assicurare il buon funzionamento della democrazia. “Si spendono grosse somme nella politica svizzera, per le campagne e per azioni di lobbismo”, afferma, “e chi le sborsa non lo fa per stimolare il dibattito ma con uno scopo, quello di influenzare le decisioni. È il minimo che il pubblico sappia chi c’è dietro”.

Più di 17 milioni nei cantoni

Questa inchiesta conferma che l’investimento in vista dell’appuntamento del 20 ottobre è importante: oltre 25 milioni di franchi in totale. Otto milioni escono dalle casse dei partiti nazionali: di questi, solo l’UDC, conosciuta per le sue campagne onerose, rifiuta di fornire cifre. I restanti 17 arrivano dalle sezioni cantonali. Queste cifre si basano sulle dichiarazioni volontarie dei partiti e non sono verificabili in modo indipendente.

La somma dei budget conosciuti è cresciuta del 20% rispetto al 2015, quando i partiti dichiararono circa 21 milioni di franchi. L’aumento si spiega con le risposte in più ottenute quest’anno, soprattutto nella Svizzera tedesca. A Zurigo, il cantone più ricco della Svizzera, la somma è per esempio quasi raddoppiata da 1,5 a 2,7 milioni, in gran parte grazie alla politica di trasparenza adottata questa volta da PLR (850’000 franchi) e PPD (130’000). Solo la sezione UDC rifiuta ancora di svelare il contenuto delle sue casse elettorali.

Fra 100’000 e 200’000 franchi per un seggio

Visto che non tutti i partiti rendono pubblici i loro fondi, è impossibile dire con certezza chi dispone dei mezzi maggiori. Malgrado cinque sezioni non trasparenti, è il PLR a dichiarare il budget globale più consistente: circa 7,5 milioni, di cui oltre il 40% finanziato dal partito nazionale. Seguono il PS con 6,4 milioni e il PPD con 4,3 milioni (ma senza le cinque sezioni che mantengono segrete le loro spese). Queste tre formazioni “storiche” hanno mezzi molto superiori a quelli di Verdi (1,9 milioni), Verdi liberali (1,6) e PBD (1 milione e due sezioni non trasparenti). Resta il mistero dell’UDC, le cui uscite non possono essere stimate sulla base di dati così lacunosi.

 La trasparenza di alcuni partiti permette di calcolare quanto “costa” in media un seggio a Berna: in rapporto al numero di eletti, il PS sborsa 119’000 franchi a poltrona, i Verdi 159’000 e i Verdi liberali 206’000. Ma in proporzione ai cittadini, il PS spende in campagna 1,25 franchi per elettore, i Verdi 37 centesimi e i Verdi liberali 33.

Anche se preferiscono parlare delle loro idee piuttosto che delle loro risorse, i partiti non minimizzano il ruolo del denaro. “Non basta da solo ma è irrinunciabile”, ammette il portavoce del PS Gaël Bourgeois. Il budget del partito a livello nazionale (1,47 milioni) dipende più dalle riserve accumulate in una legislatura che dalla disponibilità a spendere. Si tratta poi di fare un uso efficace delle risorse. “Questo può fare la differenza dove la lotta per i seggi è molto serrata”, prosegue Bourgeois, che deplora gli eccessi nelle campagne personali di alcuni candidati.

I deputati spendono di più

L’ultimo livello, quello meno conosciuto e più difficile da sondare visto il numero di pretendenti in corsa, è proprio quello delle spese individuali dei singoli candidati. Inoltre, la pratica varia da cantone a cantone e da partito a partito.

Quasi inesistenti nel Giura e a Neuchâtel, le campagne personali sono invece centrali per esempio in Vallese. I favoriti lanciano appelli alle donazioni, ricevono fondi dal partito e attingono dai risparmi privati per mettere in gioco somme che raggiungono i 100’000 franchi. Un’inchiesta di RSI, RTS e SRF ha svelato in giugno i casi di alcuni deputati uscenti che prevedevano una campagna personale da 200’000 franchi.

Si tratta comunque di eccezioni. Stando a uno studio dell’Università di Losanna sulle elezioni del 2015, ogni candidato ha investito in media 7’500 franchi di mezzi propri. Dai dati emerge una chiara tendenza: i vincitori hanno speso ampiamente di più dei perdenti, una media di 40’000 franchi contro 5’800, ovvero quasi sette volte di più. Resta da chiarire qui un paradosso “dell’uovo e della gallina”: i vincitori hanno accumulato più donazioni e quindi speso di più perché erano già favoriti? Oppure sono stati eletti proprio perché disponevano di un portafoglio più “imbottito” di quello dei rivali?

 

L’assenza di regole, l’eccezione svizzera

RG 18.30 del 27.01.2019 Trasparenza dei finanziamenti, la corrispondenza di Gian Paolo Driussi
RG 18.30 del 27.01.2019 Trasparenza dei finanziamenti, la corrispondenza di Gian Paolo Driussi
 

Non esiste una legge federale sul finanziamento dei partiti politici in Svizzera. La Confederazione rappresenta sotto questo aspetto un’eccezione in Europa, ciò che le è valso ripetute critiche da parte del GRECO, il Gruppo di Stati del Consiglio d’Europa contro la corruzione. Delle regole sono state invece varate in cinque cantoni, che obbligano i partiti a rendere pubbliche le donazioni che superano i 5’000 o i 10’000 franchi. Si tratta del Ticino, di Ginevra, Neuchâtel, Friburgo e Svitto. Progetti simili sono dibattuti nel Giura e in Vallese. A livello federale la sinistra i piccoli partiti di centro hanno depositato nel 2017 l’iniziativa popolare che vuole instaurare un obbligo analogo, con soglia a 10’000 franchi, e in aggiunta quello di comunicare le spese per una campagna quando superano i 100’000 franchi. La Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha presentato a inizio maggio un controprogetto meno restrittivo, che fisserebbe i limiti di pubblicazione rispettivamente a 25’000 franchi all’anno per le donazioni e 250’000 per le uscite. UDC e PLR si oppongono a iniziativa e controprogetto, il PPD non ha ancora preso posizione.

L'inchiesta del 2015:

 

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Valentin Tombez (RTS), Angelo Zehr (SRF)/pon
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