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Molto vicini (keystone)

Il patriarca Kirill e la "guerra giusta"

Il capo della Chiesa ortodossa invita i russi a combattere, schierandosi nuovamente a fianco del Cremlino

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Ancora una volta Kirill, patriarca ortodosso di Mosca e di tutte le Russie, scende in campo in favore di Vladimir Putin. Lo fa invitando gli uomini della Federazione alla mobilitazione lanciata dallo stesso presidente: “Vai coraggiosamente a compiere il tuo dovere militare”, dice in un messaggio reso noto venerdì dal media indipendente bielorusso Nexta. E ancora: “Ricorda che se muori per il tuo Paese, sarai con Dio nel suo regno, gloria e vita eterna”. Sono parole non equivocabili e che già dicono molto del profilo del presule russo. La Chiesa di Mosca ritiene il conflitto in Ucraina legittimo. Così Kirill, la sua guida, che già in un sermone pronunciato nel marzo scorso in occasione della Domenica del Perdono definisce l’attacco all’Ucraina “guerra giusta”.

Un’ascesa vertiginosa

Ma chi è Vladimir Michajlovič Gundjaev, nato a Leningrado (l’attuale San Pietroburgo) il 20 novembre 1946, vescovo dal 1976 ed eletto nel 2009 con ben 508 voti su 702 sedicesimo Patriarca di Mosca dopo la morte di Alessio II? Prima della carriera religiosa è un semplice tecnico cartografo, ingaggiato in una spedizione geologica di Stato nell’Estremo Oriente russo. La vocazione religiosa, tuttavia, è insita nel suo DNA: il nonno e il padre sono sacerdoti della Chiesa ortodossa ai tempi delle persecuzioni messe in campo dal regime comunista. Kirill entra in seminario poco dopo aver accettato il suo primo lavoro e, scalino dopo scalino, raggiunge a tempo di record i posti più importanti occupati dalle gerarchie ecclesiastiche. È prima segretario del metropolita di Mosca, poi rettore dell’Accademia spirituale, quindi arcivescovo, presidente del comitato rapporti esterni del Patriarcato, infine metropolita. Ed è qui, nel ruolo di metropolita, che si lega indissolubilmente a Putin che non a caso lo definisce un “miracolo di Dio”. Ed anche se non è mai stato confermato che i due abbiano intrecciato rapporti quando si dice fossero entrambi agenti del KGB, è innegabile un’amicizia stretta sulla comune convinzione di quale politica debba perseguire la “Madre Russia”: ai suoi 165 milioni di fedeli sparsi nel mondo Kirill non si astiene dallo spiegare che esiste un “Ovest demoniaco” da combattere e contro il quale è legittima ogni ambizione imperialista ed espansionistica.

 

Il lusso e le sanzioni

Sulla carta Kirill non è un presule conservatore. Più volte, non a caso, dimostra di saper aprire su temi importanti. Come quando, da rettore dell’Accademia spirituale, decide che ai corsi siano ammesse anche le donne, lezioni di Educazione fisica compresa: “Perché mai un religioso non dovrebbe curare il proprio corpo?”, chiede. Ma è nella sua vita privata che sa concedersi svaghi non comuni almeno fra i suoi predecessori: ama praticare sci alpino ed acquatico, allevare cani di razza, comperare orologi di lusso. Uno di questi lo mostra anche durante un’udienza che ha luogo nel Patriarcato a Mosca. I fedeli protestano e lo costringono a cancellare con Photoshop le foto dell’evento. La sostanza, tuttavia, resta: Kirill ama il lusso. Tanto che il suo patrimonio, così sostengono i suoi oppositori basandosi anche su di un report pubblicato da Forbes nel 2020, si aggira sui 4 miliardi di dollari. Una cifra non da poco, che costringe lo scorso aprile i ministri degli esteri della UE a studiare sanzioni anche nei suoi confronti. La UE sospetta il patriarca sia addirittura l’intestatario fittizio di beni di Putin, Lavrov e altri. E che avrebbe conti bancari in Italia, Austria e Spagna.

I legami col governo

Non sono pochi coloro che ritengono Kirill più un funzionario del governo russo che un pastore cristiano. Le sue continue prese di posizione in favore del Cremlino lo mostrano come un politico navigato. Del messaggio evangelico, invece, spesso neanche l’ombra. Ha recentemente affermato a Repubblica Epifanio, leader degli ortodossi ucraini: “Kirill è sia un propagandista del Cremlino, uno degli oligarchi, sia un funzionario de facto. L’Occidente impone sanzioni a tutte queste categorie di persone per influenzare e contrastare la politica aggressiva del Cremlino. Kirill è identico a tutti i propagandisti, oligarchi e funzionari già sanzionati, l’unica differenza è il vestito: lui indossa abiti religiosi.

Il discorso di Putin alla nazione

Il discorso di Putin alla nazione

TG 20 di martedì 20.09.2022

 

Sostiene la guerra, approva pubblicamente le azioni di Putin, dà benedizioni alle truppe russe per uccidere in Ucraina”. Ma anche da parte cattolica il giudizio su Kirill è netto. Don Stefano Caprio, docente di Storia e Cultura russa al Pontificio Istituto Orientale di Roma, per 13 anni missionario a Mosca e vicino a Kirill, ha spiegato che “il patriarca, guidato dal suo fiuto politico, ha cercato per molto tempo di mantenere una posizione cauta rispetto alla linea del Cremlino”. Ma “l’approvazione per l’invasione dell'Ucraina è tornata a sancire la sua alleanza con Putin: ‘La Russia non ha mai attaccato nessuno’, assicura Kirill. Semplicemente, ‘ha protetto i suoi confini’”.

La distanza da Francesco

Dall’inizio della guerra un solco profondo divide Kirill da Francesco. Si tratta di una distanza che dice molto di chi sia il patriarca, quale la sua visione della cristianità ed anche del mondo. Il 16 marzo scorso i due si parlano in video chiamata. Via zoom, il capo della Chiesa ortodossa russa elenca tutte le giustificazioni possibili alla guerra. Francesco replica: “Di questo non capisco nulla”. Ma poi, durante un’intervista con il Corriere della Sera, il suo pensiero su Kirill si fa esplicito: “Noi non siamo chierici di Stato, non possiamo utilizzare il linguaggio della politica, ma quello di Gesù”, dice. E ancora: “Siamo pastori dello stesso santo popolo di Dio. Per questo dobbiamo cercare vie di pace, far cessare il fuoco delle armi. Il patriarca non può trasformarsi nel chierichetto di Putin”.

Paolo Rodari
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