La nuova vita del prof. Francesco Russo - di Lorenzo Giroffi

Parigi, la guerra in tempo di pace (3)

Le leggi speciali hanno cambiato la vita di tutti i cittadini - La storia del prof. Francesco Russo

lunedì 08/02/16 06:02 - ultimo aggiornamento: venerdì 12/05/17 15:38

Francesco Russo è nato Lugano e, a Lugano, torna spesso. Ricercatore e matematico di lungo corso, oggi docente all'École nationale des techniques avancées (ENSTA) di Parigi, vive nella capitale francese dagli anni ’90. Di crisi legate al terrorismo ne ha già conosciute, però mai si era ritrovato a fare i conti con un cambiamento significativo del proprio quotidiano. Gli attentati del 13 novembre 2015, che hanno imposto lo Stato d’emergenza in Francia (vd correlati), oltre alle diatribe tra prefetture e magistratura, riforme costituzionali, irruzioni della polizia e "déchéance de nationalité", hanno favorito anche l’introduzione di misure di sicurezza particolari che sono andate ad incidere sensibilmente sulla vita quotidiana dei cittadini.

Il professore Russo lavora nel campus dell’ENSTA, poco fuori Parigi, raggiungibile dalla capitale col treno RER, fermata Lozère. Da qui un pullman di linea ha sempre portato fin dentro il campus, che si trova in altura, tutti coloro che vi fanno capo. Con le misure dettate dallo Stato d’emergenza, il tragitto in salita, a piedi, non è più una possibilità suggerita da una bella giornata o dalla voglia di una passeggiata, ma quasi una costrizione. Sì, perché i pullman di linea sono stati proibiti. Non hanno più accesso al campus, per ragioni di sicurezza, dato che i passeggeri non possono essere preventivamente perquisiti. Così è stato istituito il servizio di una navetta funzionante solo di mattina, in una fascia oraria ridotta, che si confà maggiormente agli impiegati del settore amministrativo che non a studenti, ricercatori e professori, che hanno invece orari di lavoro variabili. Camminare così a lungo (circa trenta minuti a passo svelto) a parte costringere ad anticipare i tempi del proprio viaggio verso l’università, comporta dei disagi ai professori un po’ più anziani ed agli studenti che, abitando nel campus, ad inizio settimana, dopo il week end, rientrano con valigie pesanti lungo gradoni impervi.

Francesco Russo ha una storia anche sportiva da running alle spalle. Campione sui 10'000 metri nei campionati ticinesi Juniores nel ’77 e nel ’78, tra le competizioni universitarie ha portato a casa, nel 1987, il titolo ai campionati universitari losannesi di Cross Country. La sua passione per la corsa non l’ha comunque abbandonata. Si allena ancora e lo fa durante le pause dal suo lavoro. Un allenamento che gli consente di risentire un po’ meno dei disagi della “vita nuova” che prevede però che, uscendo ed entrando dal campus, ogni volta debba mostrare il proprio badge, nonostante la conoscenza che lo lega da anni ai funzionari della sicurezza e che, come tutti, debba vuotare il proprio zaino per i controlli divenuti incessanti dopo i fatti del 13 novembre.

Il professore Russo continua le sue ricerche in stocastica, che intreccia le teorie delle probabilità con quelle della matematica.  Ha un gruppo di lavoro all’École Nationale. Uno studente, in aula, si lascia scappare una riflessione: “Questo Stato d’emergenza dovrà pur finire e poi... crea solo disagi. E... perché mai un malintenzionato potrebbe entrare nel campus con un bus di linea e non a piedi?”

Lorenzo Giroffi

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