Turchia e laicità perduta

La maggioranza si è scoperta minoranza - Cresce, tra i giovani, il desiderio di lasciare il Paese

La Turchia, a quasi tre mesi da quella notte di luglio in cui fu tentato un colpo di Stato, sembra essersi rimessa in moto. Ci sono però importanti differenze che interessano prevalentemente la parte laica della società. Basti pensare che, con l’entrata in vigore dello Stato d’emergenza, 80'000 funzionari pubblici sono stati sospesi o licenziati, numerosi quotidiani ed emittenti televisive di opposizione sono stati chiusi e gli arresti di giornalisti hanno portato il numero dei reporter in carcere a superare il centinaio.

Il maggior partito di opposizione, il laico e socialdemocratico Partito Repubblicano del Popolo (CHP) fondato da Atatürk, ha criticato queste misure ma, dopo la raccomandazione del Consiglio Nazionale di Sicurezza, lo Stato di emergenza potrebbe essere prolungato per altri 3 mesi

Molti giovani laici di Turchia condividono le critiche del CHP. Tra questi c’è anche chi lamenta un maggiore potere delle parti più conservatrici e islamiste della società turca. I "laici" temono che questa situazione possa andare a limitare la loro libertà di espressione e le loro abitudini di vita. Alcuni giovani sostengono che il principio costituzionale della laicità dello Stato e della separazione tra politica e religione siano oggi minacciati.

I segnali d'allarme non mancano. In settembre, a Istanbul, un passeggero di un autobus ha colpito con un calcio al volto una ragazza che viaggiava sullo stesso mezzo. L’aggressore ha giustificato la sua azione dicendo che la vittima era vestita in maniera inappropriata e contraria ai valori islamici. Un decreto legislativo, promulgato per “proteggere la sicurezza e l’ordine pubblico”, ha fatto sì che nella provincia di Yozgat tutti gli esercizi pubblici nei quali si vendeva alcol fossero chiusi.  Ed è anche per questi motivi che molti giovani laici hanno pensato di lasciare la Turchia all’indomani della dichiarazione dello Stato di emergenza. Alcuni di loro l’hanno già fatto. Altri stanno cercando un’occasione per partire. Quelli che non possono farlo lo desiderano fortemente.

Filippo Cicciù

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