È guerra contro la plastica

Londra ha annunciato nuovi divieti per combattere l’inquinamento ed eliminare tutti i rifiuti plastici nei prossimi 25 anni

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Un piano ampio quanto ambizioso. Per eliminare tutti i rifiuti di plastica evitabili nei prossimi 25 anni. Una battaglia ecologista che il governo britannico vuole condurre in prima linea. Proponendosi come leader mondiale, in questa sfida contro l’inquinamento da plastica. La prima iniziativa risale ad un anno fa, con l’introduzione di una tassa di 5 pence sui sacchetti dei supermercati. L’impatto è stato immediato: negli ultimi 12 mesi il numero di borse distribuite è calato di 9 miliardi. Una misura che non solo sta funzionando, ma che ha soprattutto rivelato come far funzionare simili strategie, al di là delle campagne di informazioni e sensibilizzazione: rendere economicamente conveniente il rispetto l’ambiente.

Nuovi divieti

Ecco allora che l’esecutivo guidato da Theresa May si è spinto oltre, annunciando un pacchetto di nuove norme, presto al vaglio del Parlamento. Dalla creazione nei supermercati del Regno di corridoi liberi dalla plastica, a nuove tasse su tutte le confezioni monouso, incluse posate e cannucce; dal divieto delle microsfere nei cosmetici all’estensione a tutti i negozi (al dettaglio) del balzello sui sacchetti di plastica. E nuovi investimenti - pari a circa 15 miliardi di franchi - per ripulire gli oceani, ormai invasi da più di 8 miliardi di tonnellate di plastica.

Manica inquinata

Secondo un recente studio, un pesce su tre che viene pescato nel canale della Manica contiene plastica, come d’altronde anche nella fossa delle Marianne, il punto più profondo del Pacifico. Un’emergenza mondiale, l’ha definita May, preceduta nel suo attivismo verde dalla Scozia, che metterà al bando, già entro la fine dell’anno, la produzione e la vendita dei cotton fioc di plastica, dopo che le sue spiagge sono state inondate di bastoncini. Anche la municipalità di Londra si è già attivata, stanziando un milione di franchi per predisporre 20 nuovi distillatori pubblici per riempire gratuitamente d’acqua bottiglie o borracce. Una piccola iniziativa, forse più simbolica che efficace, per segnare la nuova sensibilità.

Esempio Kenya

La volontà c’è, dunque, ma il Regno Unito non è certamente solo in questa battaglia, e non ha neppure assunto le posizioni più radicali. Basti pensare, per esempio, che in Kenia le buste di plastica sono vietate, e chi le produce o importa rischia non solo multe salate (fino a 32 mila franchi) ma persino detenzioni fino a quattro anni. Un divieto che - nelle speranze del governo keniano - dovrebbe anche favorire l’occupazione, in quelle aziende specializzate nella fabbricazione di ceste o contenitori realizzati con materiali biodegradabili.

Lorenzo Amuso

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