“Non chiamateci seconde generazioni"

Trent'anni, milanese, master in sociologia e antropologia, Ariam Tekle racconta gli eritrei nati in Italia - Storie di successo (2)

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“Non chiamateci seconde generazioni. Ci sono già le terze, ma nessuno le racconta”. A parlare è Ariam Tekle, sociologa e regista italo-eritrea. Nata e cresciuta a Milano trent’anni fa, Ariam si è laureata in Relazioni Internazionali e nel 2015 ha completato un Master in Sociologia e Antropologia a Bruxelles.

Le sue radici e il percorso universitario sono stati il punto di partenza per scrivere il suo primo documentario, “Appuntamento ai Marinai” un progetto nato grazie a una campagna crowdfunding, che racconta le seconde generazioni di eritrei, nati o cresciuti in Italia tra la fine degli anni ’70 e l’inizio degli anni ’80.

«Ho una sorella che è nata nel 1980 e mi sono chiesta come fosse stato crescere per lei qui, perché era l’unica dell’istituto ad essere figlia di stranieri. Non si parlava di seconde generazioni. Lei era considerata straniera o figlia di immigrati» racconta la regista. «La migrazione e il razzismo non sono fenomeni nuovi. Oggi c’è più attenzione mediatica. La comunità eritrea, per esempio, vive e lavora a Milano da più di quarant’anni». I genitori di Ariam Tekle, infatti, sono arrivati in Italia a metà degli anni Settanta, grazie a un visto legato al contratto di lavoro. E proprio in Italia si sono conosciuti. «Tutti i sacrifici che hanno fatto, li hanno fatti per noi. Ora spetta a noi raccontare queste storie».

Sara Manisera - Arianna Pagani

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