A Lampedusa, nessuno resta indietro

Le persone che sbarcano da 30anni sull'isola portano con sé storie personali e anche qualche clandestino - Il racconto di Pietro Bartolo

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Nessuno dovrebbe restare indietro, neanche un gatto. È quello che ha pensato un ragazzo tunisino sbarcato a Lampedusa lo scorso 3 giugno insieme a un gruppo di altre dieci persone. Stavano partendo dalla Tunisia quando ha visto un micetto abbandonato e ha pensato di offrirgli il suo cappello di paglia come cuccia. Al momento della partenza, invece di abbandonarlo, ha deciso di portarlo con sé nella traversata del Mediterraneo.

Una storia minuscola che ne racconta un’altra più grande. Salvare vite è giusto. Una persona che in questi anni ha salvato e curato migliaia di vite e ha visto altrettante sofferenze è Pietro Bartolo, medico lampedusano, oggi eurodeputato. “Tutti hanno il diritto a essere salvati, tutti hanno il diritto alla vita, tutti hanno il diritto a cercare una vita migliore”, racconta. Bartolo ricorda alcune delle migliaia di storie incontrate in questi anni, come quella di Sama, partita dal Sud Sudan e accompagnata, anche lei, solo da un gattino, l’unica cosa che lei possedeva e che non ha mai voluto abbandonare. “Anche queste sono storie belle da raccontare perché questo è il senso della solidarietà, il senso della condivisione, dell’umanità”. Negli anni Bartolo ha cercato di raccontare queste storie in tutti modi, nei libri (Lacrime di sale, Stelle di Lampedusa), attraverso il cinema (Pietro Bartolo è uno dei protagonisti del documentario Fuocoammare di Gianfranco Rosi), infine impegnandosi in prima persona in politica. “Ho scelto di entrare in politica perché ho capito che si doveva fare di più, ho capito che la buona politica deve cambiare le cose, l’Europa deve cambiare le cose e cambiare questa assurda legge sulla migrazione. A me non piace chiamarli migranti, per me sono persone, uomini, donne e bambini, titolari di diritti fondamentali”.

Sara Manisera - Arianna Pagani

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