(©Matteo Tacconi)

Albania, memorie ritrovate (1)

Ventisei anni dopo il crollo del regime albanese aperti gli archivi della Sigurimi - La vera storia torna a galla

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Il 10 ottobre il Parlamento albanese ha tenuto una sessione speciale per commemorare l’uccisione di quattordici deputati avvenuta nello stesso giorno, settant’anni prima.  La loro colpa fu quella di avere idee diverse da quelle di Enver Hoxha, l’uomo che alla guida della resistenza partigiana liberò l’Albania dal nazifascismo e al tempo stesso la condannò a una lunga stagione dittatoriale e repressiva.

Hoxha era ossessionato dai nemici esteri e da quelli interni. Così, scelse la via dell’auto-isolamento a livello internazionale, mentre sul fronte interno mise in piedi un apparato di sorveglianza e repressione capillare, efficiente e spietato. Quei quattordici parlamentari freddati nel 1947 furono soltanto alcune delle migliaia di vittime del regime. Ancora oggi ci sono seimila scomparsi.

Le attività di spionaggio e repressione, che per durata e intensità non ebbero eguali nel cosiddetto blocco dell’Est, erano per lo più svolte dalla Sigurimi, la temuta polizia segreta. I suoi archivi sono stati aperti solo da pochi mesi. E così, a quasi 27 anni dal crollo del regime, datato 1991, anche questo ultimo “muro” cade.

La gestione dei file è stata affidata all’Autorità per i documenti della sicurezza di Stato 1944-1991, divenuta pienamente operativa qualche mese fa. È guidata da Gentjana Sula. Oltre a consentire l’accesso a queste carte, l’Autorità è uno dei motori del fenomeno che, non senza difficoltà, e benché maturato in ritardo rispetto agli altri Paesi ex comunisti, sta portando l’Albania a fare finalmente luce su un passato drammatico, di cui si sa ancora troppo poco: anche perché in tanti, fino a ieri, non hanno mai voluto mostrare gli scheletri nell’armadio.

L’Autorità sta promuovendo una serie di iniziative per fare buona memoria. Una, molto importante, è il recupero delle carceri e dei campi di lavoro forzato. E poi ci sono i convegni e i momenti di riflessione. Come quello dello scorso 10 ottobre in Parlamento. A volerlo è stata proprio l’Autorità.

Matteo Tacconi

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