Amman e la pizzeria solidale

Storie di Giordania 1 - Gino Oriente e l'iniziativa della parrocchia di Mar Yousef per dare ai profughi iracheni una nuova vita e un futuro

Il suo cognome è Oriente. È finito in Giordania a insegnare come si fa la pizza ai rifugiati cristiani in fuga dall’Iraq. Luigi, o meglio Gino come lo chiamano i ragazzi, viene da Potenza ed è uno dei maestri pizzaioli della nuova pizzeria solidale “Mar Yousef’s Pizza”. Un progetto pensato da Abuna Mario Cornioli, parroco della chiesa di Jabal Amman. L’idea è semplice. Dare una professione a chi è fuggito dalla guerra e attende di conoscere il Paese dove sarà accolto insegnandogli il meglio del made in Italy. I vecchi locali della parrocchia sono stati ristrutturati e adibiti a cucina e laboratorio per la pizza al taglio. Gli apprendisti si chiamano Nashwan, Haitham, Raad, Zeyad, Wisam, Majed, Aysen. Tutti iracheni, perseguitati in patria e riparati in Giordania, con le loro famiglie, in attesa di un Paese che li accetti come rifugiati. Alle spalle si lasciano storie drammatiche. Come Wisam, che ha perso un dito, dopo le torture del Daesh. Viene da Qaraqosh, nella martoriata piana di Ninive. Da qui, nell’agosto del 2014, oltre 100 mila cristiani sono stati costretti a scappare. Oggi armeggia in cucina, con mozzarella e olio d’oliva, imparando un’abilità che potrà essere apprezzata nella sua finale destinazione oltre Oceano: Stati Uniti, Canada o Australia.

 

A Mar Yousef oltre alla pizzeria, il cui primo corso di formazione è stato tenuto lo scorso anno dal veneto Tony Biasi, c’è la cucina. Fettuccine e ravioli fatti in casa, con un ripieno a base di ricotta, prodotta nel sud della Giordania da un gruppo di donne. Per insegnare loro i segreti del pecorino italiano, dalla Sardegna è arrivato Stefano, pastore e caseario. E poi la falegnameria solidale, dove si costruiscono le cassette che conterranno marmellate prodotte artigianalmente. Infine, un vero e proprio laboratorio di moda italiana. Iniziative che riscuotono l’apprezzamento della comunità locale. E che restituiscono un futuro a chi pensava di averlo seppellito.

Gilberto Mastromatteo - Massimo Lauria

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