Armi nel mirino

Votazioni del 19 maggio: focus sulla revisione di legge per integrare nel diritto svizzero la modifica alla direttiva UE

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Due anni dopo l'adozione -da parte dell'UE- di una nuova direttiva sulle armi (più severa anche a seguito degli attentati in Europa), la Svizzera è chiamata a riprenderla nel proprio diritto.

Se non lo farà potrebbe essere esclusa dagli accordi di Schengen e Dublino. Ad esserne convinta è Karin Keller-Sutter, capo del dipartimento federale di giustizia e polizia. "Le regole nell'accordo Schengen -ha dichiarato- sono chiare. Se non troviamo -entro 90 giorni- un compromesso con gli Stati dell'UE (e ci vorrà un'approvazione unanime di tutti gli Stati) gli accordi di Schengen e Dublino decadranno automaticamente." 

Un argomento al quale i contrari non credono, perché convinti che l'UE non abbia nessun interesse a escludere la Svizzera da un sistema di ricerca che permette di contrastare (con lo scambio di informazioni) la criminalità internazionale.

Cosa cambia?

Per i militari, per i cacciatori e per chi ha un'arma già iscritta in un registro cantonale non cambia nulla.

Chi possiede determinati tipi di armi da fuoco semiautomatiche non ancora iscritti in un registro cantonale deve notificarli entro 3 anni.

Chi è membro di una società di tiro deve comprovarlo due volte, dopo 5 e 10 anni.

Chi non lo è, deve dimostrare di tirare con regolarità.

I commercianti devono comunicare le transazioni per via elettronica.

I fabbricanti devono contrassegnare tutte le parti essenziali di un'arma.

Gli argomenti principali

I fautori parlano di "modifiche modeste", che non mettono in pericolo le tradizioni svizzere. I contrari, invece, reputano questa trasposizione di legge "inutile", "liberticida" e "antisvizzera".

 

Tattica del "salame" ?

Per i contrari la risposta è SÌ. Per loro questo è solo il primo di una lunga serie di inasprimenti. Per i favorevoli, invece, è NO. Qualsiasi altra futura modifica dovrà ancora superare l'intero iter legislativo.

 

Opinioni discordanti all'interno dell'esercito

La Società Svizzera degli Ufficiali dell'esercito, riunitasi recentemente ad Einsiedeln per l'assemblea dei delegati, raccomanda di rifiutare questa modifica di legge. Una posizione -rappresentata in prima linea dal presidente Stefan Holenstein- che non è però condivisa da tutti. Contemporaneamente si è infatti formato un comitato di Ufficiali che sostiene il progetto. A favore della modifica è anche il capo dell'Esercito Philippe Rebord.

La decisione finale al popolo, il prossimo 19 maggio.

Nicola Zala

 

DEMOCRAZIA DIRETTA del 15.04.19

Dibattito in vista delle votazioni

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