Autogestione dura a morire

Voci da (e su) un mondo alternativo. Badaracco: "Chi fa cultura dovrebbe avere disponibilità al confronto". I Molinari. "Faremo un documentario". L'esperto: "I tempi sono cambiati"

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Ha senso l'autogestione oggi? Quanto è viva quell'idea di ribellione che nella Svizzera italiana si è manifestata per la prima volta nel 1968 a Locarno, con l'occupazione dell'aula 20 della Magistrale? Il dibattito è aperto. E gli occhi sono tutti puntati sul progetto della città di Lugano che interessa direttamente il centro autogestito più longevo, quello dell'ex Macello in mano ai Molinari in Viale Cassarate.

Il Municipio ha confermato di voler mettere la parola "fine" a tutte le irregolarità, rilanciando il comparto con una strizzata d'occhio a situazioni simili in Svizzera e in Europa. Ma mentre la città cerca il dialogo su tutti i fronti chiedendo anche l'aiuto del Cantone, il collettivo si chiude.

L'atmosfera è tesa. Lo si capisce anche dal fatto che - nonostante abbiamo cercato a lungo di contattare i Molinari per sentire le loro voci e i loro racconti (Che cosa fanno? Che ideali hanno? Chi sono?) - dopo mesi, in una mail all'ultimo minuto, ci hanno risposto annunciando la costituzione di un gruppo che autoprodurrà un documentario in cui potranno dire, citiamo, "tutto quello che ci sta a cuore come collettivo". "Mi dispiace tanto che con il passare degli anni il nostro rapporto con i media sia diventato questo - aggiunge nella missiva Lilith, del CSOA il Molino - purtroppo siamo stati traditi in continuazione".

Insomma all'ex Macello si fa muro. "Ma oggi i tempi sono cambiati", afferma perplesso Roberto Ranieri-Seith, autore di un libro sul tema. "L'anarchia e l'indipendenza totale rispetto alle istituzioni mi sembrano un concetto superato".

Roberto Badaracco, responsabile del Dicastero cultura, sport ed eventi, lancia due appelli per trovare una soluzione. Il primo al Cantone. "Ho sempre pensato che fosse troppo passivo. Non è giusto che se ne lavi le mani. Esiste una legge e il Cantone ha delle responsabilità". Bellinzona però respinge le accuse al mittente: "Il tema è di competenza comunale", ci scrivono. E il secondo appello il municipale del PLR lo fa ai "Molinari": "Abbiamo grosse difficoltà. E mi dispiace. Un'associazione che fa cultura dovrebbe avere la disponibilità al confronto e al dialogo. Anche perché questo Municipio non ha intenzione di sgombero all'istante".

L'arco temporale per la concretizzazione del progetto del Municipio all'ex Macello è lungo: una decina d'anni. E le autorità di principio vorrebbero evitare cortei con migliaia di persone, com'è già successo in passato, che paralizzano la città; come pure gli scontri con la polizia causati dalle operazioni di sgombero, come successo all'epoca di Casa Cinzia, a Bellinzona.

Ma la posizione di chiusura di questi autogestiti sarebbe ancora in grado di generare la solidarietà di migliaia di cittadini in piazza? Secondo Roberto Ranieri-Seith, no: "Le cose sono cambiate. E sono cambiate anche le forme dell'autogestione: ci vuole un'interazione con un pubblico più vasto. Ed è necessario un dialogo e un compromesso. Altrimenti compri una proprietà... e ci fai quello che vuoi".

px
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