(©Matteo Tacconi)

Balcani, gli 8000 scomparsi

Viaggio nella Bosnia Erzegovina a venticinque anni da una guerra che ha lasciato pesanti strascichi nella vita di molti (3)

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Di loro nessuno ha più saputo nulla. Sono stati rinvenuti al massimo i loro effetti personali, e a volte neanche quelli. Sono le missing persons, le persone scomparse. Gente inghiottita dalla guerra. I morti delle stragi.

Nei conflitti dell’ex Jugoslavia, e principalmente in quello che sconvolse la Bosnia Erzegovina, il tema delle persone scomparse emerse prepotentemente, spesso in relazione a eccidi di massa, come quello di Srebrenica: il più grave registrato in Europa dopo la seconda guerra mondiale. 

Al G8 di Lione del 1996, in Francia, l’allora presidente americano Bill Clinton propose di istituire un organismo internazionale che lavorasse per risalire all’identità delle persone scomparse nella guerra in Bosnia Erzegovina e in quella serbo-croata. Fu così che nacque la International Commission on Missing Persons, la Commissione internazionale per le persone scomparse (ICMP). La sede fu fissata a Sarajevo.

Nel corso degli anni, anche grazie ai progressi tecnologici nell’analisi del DNA, la ICMP è riuscita a ridurre da circa 40mila a poco più di 10mila (di cui 8mila in Bosnia Erzegovina) il numero degli scomparsi dei Balcani, tra i quali vanno contati anche quelli del conflitto in Kosovo del 1998-1999. L’ottimo lavoro svolto ha fatto sì che la comunità internazionale optasse per la globalizzazione del mandato della ICMP. Oggi non recupera più soltanto le identità delle "missing persons" dei Balcani, ma è attiva in diversi Paesi del mondo che, in un periodo storico più o meno recente, e per via di conflitti o catastrofi naturali, vogliono ritrovare le loro persone scomparse.

La sede della ICMP si è spostata all’Aja. Ma a Sarajevo rimane il programma per i Balcani e i laboratori, dove arrivano campioni di DNA da tutto il mondo per essere analizzati. E almeno in questo caso, il conflitto che ha distrutto la Bosnia Erzegovina e che troppo spesso ne condiziona negativamente il presente, ha dato vita a una competenza, a un’esperienza esportabile che può aiutare molti Paesi in tutto il mondo.

Matteo Tacconi

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