Bimbi fieri di essere africani

Sentirsi a proprio agio con se stessi è un processo che inizia dalla tenera età e, anche una bambola, può aiutare a renderlo meno difficoltoso

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Yolanda Y’awa, imprenditrice creativa originaria di Gugulethu, township alle porte di Città del Capo, in base alla sua esperienza personale e ad un’analisi di mercato, si rende conto che la crisi identitaria di molti bambini neri sudafricani è dovuta anche all’assenza di bambole con cui si possano identificare. Da qui l’esigenza di creare Luvuthando Dolls, un brand che prende il nome dai suoi due figli e che cerca di ridurre il divario sul mercato con l’enorme disponibilità di bambole che rappresentano gli stereotipi europei, a cominciare dalle rinomate Barbie della Mattel.

«È importante avere bambole con capelli naturali africani – spiega la fondatrice di Luvuthando Dolls - proviamo ad insegnare ad i bambini che si devono sentire a proprio agio così come sono nati».

 

Le bambole sono lavorate a mano in un laboratorio di Woodstock, quartiere creativo di Città del Capo e vendute tramite il sito e sulle pagine social (Facebook ed Instagram). Grazie all’aumento della domanda si venderanno anche nei principali supermercati del Sudafrica.

Lorenzo Simoncelli

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