C'è un lobbista a Palazzo

Viaggio sotto la grande cupola del parlamento per capire gli intrecci e i meccanismi delle lobby

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

I corridoi di Palazzo federale a Berna possono essere piuttosto affollati durante le sessioni parlamentari. Spesso non si tratta di eletti, ma di lobbisti. Sono i deputati stessi a permettere loro di accedere liberamente all’interno del "Bundeshaus", grazie ad un sistema di accrediti. Ogni parlamentare può concedere due lasciapassare ad altrettante persone a sua scelta, siano esse collaboratori personali, familiari o, appunto, lobbisti. I nomi e le funzioni di chi ha ottenuto un accredito sono inseriti in un registro pubblico.

  • Che cosa c'è dietro agli accreditamenti della deputazione ticinese?
  • Ne ha parlato stasera anche il Quotidiano
I lobbisti di Palazzo Federale

I lobbisti di Palazzo Federale

Il Quotidiano di giovedì 28.03.2019

 

Oggi, però, i veri rappresentanti di interessi sono i parlamentari stessi, sostiene uno studio di Transparency International Svizzera. Il numero di legami di interesse dei consiglieri nazionali e agli Stati è di oltre 2'000, che riguardano oltre 1'700 organizzazioni. "I politici accettano troppi mandati, mediamente dagli otto ai dieci", ha specificato Martin Hilti, direttore dell’associazione.

(RSI/px) — [APRI L'INTERATTIVO IN UNA NUOVA FINESTRA]

"I deputati ticinesi si collocano spesso al di sopra di questa media", ha commentato Hilti, come emerge dalla lista pubblica degli interessi dei consiglieri nazionali e dei consiglieri agli Stati.

  • Ascolta l'intervista integrale a Martin Hilti,  direttore di Transparency International Svizzera

I parlamentari sono obbligati a dichiarare ogni loro legame d'interesse. I consiglieri nazionali PPD e PLR Fabio Regazzi e Rocco Cattaneo sono i ticinesi con più legami, come mostra il grafico qui sopra. "Siamo politici non professionisti. Abbiamo chiaramente in questo Parlamento dei lobbisti di loro stessi", commenta il consigliere agli Stati Fabio Abate, citando il caso degli agricoltori, una delle lobby più forti sotto la cupola di Palazzo federale. "Molti di noi sono membri di associazioni e organizzazioni che si occupano e seguono temi politici", ha detto la socialista Marina Carobbio.

 

L'affare kazako che travolse la politica elvetica

I casi che più fecero discutere dentro e fuori Palazzo hanno come denominatore comune il Kazakistan. Christa Markwalder (PLR/BE), nel maggio del 2015, finì nella bufera. La NZZ rivelò che due anni prima la deputata depositò un’interpellanza parlamentare su incarico dell’agenzia di pubbliche relazioni Burson-Marsteller, nella quale poneva diverse domande al Consiglio federale sui rapporti tra Svizzera e Kazakistan. Secondo il quotidiano, non fu la consigliera nazionale a redigerla, bensì la lobbista Marie-Louise Baumann che operava su mandato di clienti kazaki. La deputata fu in seguito accusata di averle pure trasmesso alcune informazioni ricevute durante una seduta commissionale. Per Christa Markwalder non ci fu nessuna inchiesta penale e nemmeno una sanzione disciplinare. Un altro collega di partito, Walter Müller (PLR/SG), finì nel mirino delle critiche per avere accettato nel 2014 un viaggio nel paese asiatico offerto dalla Burson-Marsteller. Anche per lui non vi fu nessuna sanzione, né politica né penale.

  • Il lobbismo nuoce alla democrazia?

Le indagini su Christian Miesch (UDC/BL), ex consigliere nazionale democentrista e primo parlamentare a cui è stata tolta l'immunità, sono invece ancora aperte. Al centro dei chiarimenti c’è una fattura di oltre 4'600 franchi che Miesch avrebbe emesso a carico dell’ex ambasciatore svizzero Thomas Borer, che lavorava come lobbista per il Ministero della giustizia kazako, in cambio di un'interpellanza a favore del paese asiatico.

Un Palazzo di vetro

L'affare kazako scosse la politica svizzera e diversi parlamentari si mossero per avere più trasparenza nei rapporti con i lobbisti e per meglio regolamentare il loro accesso a Palazzo. A partire dall'iniziativa depositata nel 2015 da Didier Berberat (PS/NE). Il testo chiede l’introduzione di un accredito obbligatorio per i lobbisti ed eventualmente un limite per la loro presenza. Il registro pubblico dovrebbe elencare ogni mandato e la lista dei datori di lavoro. In caso di violazioni, inoltre, dovrebbero essere adottate sanzioni. La modifica della Legge sul Parlamento e la relativa ordinanza è al momento sul tavolo della Camera del popolo.

Precisazione

In seguito al servizio “I lobbisti di Palazzo federale” diffuso durante l’edizione del 28 marzo scorso del Quotidiano è utile e corretto precisare che l’origine dei mandati nei Consigli di amministrazione che fanno sì che i consiglieri nazionali Fabio Regazzi e Rocco Cattaneo, in testa alla graduatoria delle relazioni di interesse, superino la media nazionale.

Fabio Regazzi infatti è il parlamentare ticinese con più mandati in vari Consigli di Amministrazione, ma, degli 11 indicati, ben 8 sono riconducibili ad aziende di famiglia, uno a una società di cui è contitolare e un altro all'Hockey Club Lugano.

Analoga precisazione anche per Rocco Cattaneo visto che gli 8 mandati nei CdA indicati sono tutti legati a ditte della famiglia Cattaneo attive in Ticino.

Per quanto attiene il consigliere nazionale PLR, inoltre, si specifica che oltre al pastore (mostrato nel servizio) l’ex presidente liberale radicale ha accreditato la sua assistente personale.

La lista completa dei mandati è visibile in cima a questa pagina.

Sandy Sulmoni - Pierre Ograbek

Condividi