Cacciatori di capolavori perduti

Arte rubata (1): l'Italia collabora da anni con la Svizzera con l’obiettivo di ritrovare pezzi d’arte rubata - Berna ha aumentato i controlli ai porti franchi

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La collaborazione tra Roma e Berna nella ricerca dei capolavori dell’arte illecitamente sottratti va avanti da anni. Nel 2015 la RSI era stata al Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale per cercare di capire il ruolo della Svizzera nel traffico di opere d’arte trafugate. Lugano, Basilea e Zurigo, infatti, sono per anni stati considerati snodi cruciali per il traffico di opere d’arte.

Da allora, però, molto è cambiato. Sia da parte italiana – dove le velocissime innovazioni tecnologiche hanno spinto gli uomini dell’Arma a concentrarsi maggiormente sulla ricerca sul web – sia da quella svizzera.

A partire dal 2016, infatti, la Svizzera ha stretto le maglie e aumentato i controlli nei free port per cercare di garantire la tracciabilità delle merci che vi entrano.  Oggi chi gestisce un porto franco in Svizzera deve tenere un inventario elettronico dei locatari e delle merci sensibili e deve dichiarare l'ingresso e il passaggio di materiale sensibile. Questo chiaramente ha reso più difficile il passaggio sul suolo elvetico di oggetti d’arte sottratti illecitamente in Italia.

In questa prima puntata della serie dedicata alla ricerca dei capolavori perduti, ci concentriamo sui mutamenti normativi in Svizzera e sulle sue conseguenze.

Mario Messina
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