Cannabis in Thailandia, ritorno alle origini

L'uso terapeutico è stato legalizzato e l'erba può tornare a essere utilizzata per curare, come accadeva fino agli anni '30

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La prima fiera della marijuana medica tenutasi in marzo in Thailandia è solo un esempio delle opportunità date dalla legalizzazione parziale e controllata della sostanza, avviata nel Paese asiatico nel 2018 ed entrata in vigore di recente. L’uso della cannabis con finalità terapeutiche sta generando numerose iniziative, attirando investitori ed entusiasti che sperano in una nuova corsa all’oro verde.

Se nella fase iniziale il Governo si vuole concentrare sull’educazione dei produttori locali interessati a diventare coltivatori autorizzati, il Paese ambisce a diventare un centro medico internazionale per la marijuana. L'uso ricreativo rimane illegale e punibile con pene severissime, ma la recente legge permette il possesso di cannabis in quantità limitate, se accompagnate da una ricetta medica o da un certificato. La Thailandia è il primo Stato del Sud-Est asiatico a compiere questo passo, dopo più di 80 anni di proibizioni.

Dalla medicina tradizionale ai mercati neri, l'erba era infatti legale fino agli anni '30 e ampiamente utilizzata. Fu la pressione internazionale a convincere la Thailandia a introdurre le prime leggi anti-droga. Proprio a quell’epoca il Governo americano criminalizzò la cannabis e spinse altri Paesi a seguire il suo esempio. I cambiamenti culturali e legali in atto negli Stati Uniti, in Messico e altri Paesi occidentali hanno convinto la terra dei sorrisi a riavvicinarsi alle sue radici.

Loretta Dalpozzo
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