Centomila anni luce di solitudine

La ricerca di segnali extraterresti fino ad oggi non ha dato risultati, ma gli studiosi non si danno per vinti - Reportage dalla stazione radioastronomica di Bologna

“Qui non vediamo gli extraterrestri, ma al bar c’è un sacco di gente che li ha visti”. Stelio Montebugnoli, 71 anni di cui 30 passati a scandagliare lo Spazio, ci scherza su. Ma alla stazione radioastronomica di Medicina (Bologna), la caccia ai segnali alieni ha il rigore della scienza. Una parabola di 32 metri e un vasto sistema di antenne, chiamato grande Croce del nord, sondano le profondità del cielo alla ricerca di segnali di origine artificiale.

La stazione partecipa al SETI (Search for extraterrestrial intelligence), un programma che ha lo scopo di individuare tracce o messaggi provenienti da ipotetiche civiltà che abitano altri pianeti. Ideato all’inizio degli anni ’60 dall’astronomo Frank Drake, il SETI ha dato il via a una serie di sperimentazioni in tutto il mondo. Ma, ad oggi, nessuna di queste ha avuto successo. Infatti, sebbene siano stati captati diversi segnali sospetti – il più celebre è il segnale WOW! registrato nel 1977 dal radiotelescopio Big Ear dell’Ohio – nessuno ha presentato caratteristiche tali da poter essere definito extraterrestre.

Sempre più studiosi, però, sono convinti che non siamo soli nell'Universo. Il punto è: riusciremo mai a incontrarci? Lo scienziato del Politecnico di Losanna, Claudio Grimaldi, ha provato a rispondere con la matematica. Il modello probabilistico elaborato dal suo team nel 2018 stabilisce che: se non viene captato alcun segnale nel raggio di 40'000 anni luce dalla Terra (ad oggi ne abbiamo scandagliati appena 4'000), si può dedurre che non sarà possibile entrare in contatto con nessun’altra civiltà evoluta nella nostra galassia (che ha un diametro di 100'000 anni luce), e che dovremo verosimilmente rassegnarci alla solitudine.

 

SETI@Ticino

Sebbene nella Confederazione non ci siano radiotelescopi utilizzati per il SETI, molti appassionati hanno messo a disposizione il proprio computer per l’elaborazione di dati nell’ambito del progetto SETI@home. Nel forum di Berkeley che riunisce i volontari di tutto il mondo, si contano 48 utenti ticinesi (il team si chiama SETI@Ticino). Come fa notare Anna Cairati  della società astronomica ticinese, “l’astronomia è una delle poche scienze che si avvale dell’aiuto di semplici cittadini”.

Elena Boromeo
Condividi