C'era una volta, ma uno ancora c'è

Gli ombrellai, "specialisti" in grado di riparare un ombrello, sono quasi tutti scomparsi, ma a Torino è rimasto lui, il "signor Carlo"

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Ci sono mestieri che pur affondando le radici in epoche passate hanno un presente difficile che ne mette a rischio la sopravvivenza. Uno di questi è l’ombrellaio.

L’ombrello! Un oggetto d’uso comune che, in caso di malfunzionamento, sempre meno persone riescono a riparare. Gli ombrelli moderni, nella maggior parte dei casi, hanno un unico destino segnato: la spazzatura. Le cose però, in tempi nemmeno troppo lontani, andavano diversamente. Abbiamo sentito la mancanza di quei tempi quando, in un giorno di pioggia, con l’ombrello nuovo che non voleva più chiudersi, abbiamo scoperto che in Ticino, ma anche nella più vasta Insubria, gli “specialisti” in grado di ridare vita agli ombrelli sono… scomparsi.

E così, cercando un ombrellaio, abbiamo trovato il signor Carlo Suino, dell’Ombrellificio Torinese con sede appunto a Torino. È lui uno degli ultimi professionisti-artigiani-appassionati di ombrelli. Siamo andati a trovarlo. Ci ha mostrato, nel suo negozio-atelier - la “bottega” di un tempo -, come nasce un ombrello e quanta cura, quanta qualità e quanta passione ci sia dietro questo mestiere che sembra ormai giunto al capolinea.

“Sono l’ultimo esponente di un’azienda familiare che risale ai primi anni del secolo scorso, ma i miei avi erano artigiani già nell’Ottocento”, racconta il signor Carlo, mostrando un raffinato ombrello con la tela esterna marrone e quella interna beige. “I giovani non sono troppo interessati da questo lavoro, che richiede molta precisione e altrettanta passione e, senza passione, non si va avanti”. “Un ombrello può sembrare un oggetto banale – aggiunge il signor Carlo -, ma quelli artigianali sono su misura come un abito” e poi, davanti a noi, dalle parole passa ai fatti mettendosi a realizzare un nuovo ombrello.

Ed è come se il tempo si fosse fermato.

Enrico Campioni
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