Colombia e Stati Uniti, equilibrio in forse

La possibile vittoria del candidato di sinistra alle presidenziali di domenica potrebbe modificare gli storici rapporti tra Washington e Bogotà

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La Colombia è uno degli alleati strategici più importanti per gli Stati Uniti in America latina: il paese è sempre stato un sostenitore di Washington nei vari contesti di politica internazionale o regionale. Ora, con l’approssimarsi delle prossime elezioni presidenziali del 29 maggio e la possibile vittoria di un candidato di sinistra, il timore del Dipartimento di Stato statunitense è che le cose possano cambiare.

Gustavo Petro, ex guerrigliero dell’M-19, potrebbe dare nuovo impulso all’implementazione degli accordi di pace, rimasti bloccati durante i quattro anni dell'amministrazione di Iván Duque Márquez. In questo senso, Joe Biden sarebbe un suo alleato: era vicepresidente dell'amministrazione Obama al momento della firma del trattato all'Avana nel 2016.

Petro però ha dichiarato anche di voler rinegoziare il TLC, il trattato di libero commercio tra i due paesi, che di fatto favorisce i prodotti statunitensi. Una promessa, quella del candidato di sinistra, che sembra però destinata a rimanere tale perché gli Stati Uniti non hanno mai rinegoziato nessun trattato, a meno che non fossero loro a volerlo, come nel caso del NAFTA durante l'amministrazione Trump.

L’argomento che potrebbe invece aprire le trattative più difficili è quello sulla lotta al narcotraffico. La Colombia è uno dei primi produttori mondiali di cocaina, sostanza illecita che viene importata negli Stati Uniti dal clan del Golfo e da altri gruppi paramilitari. La lotta alla droga voluta da Washington finora non ha portato i risultati sperati e Petro ha già dichiarato di voler cambiare radicalmente questa politica.

Infine, potrebbero nascere difficoltà anche a livello di difesa: l’esercito colombiano collabora e aiuta in vari paesi centroamericani con l’esercito statunitense.

Samuel Bregolin
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