Come avvicinare la tigre malata

Curare gli animali esotici non è semplice, ma necessario - C'è, a Lodi, un centro veterinario che diagnostica, opera e ricovera anche i leoni

  • Stampa
  • Condividi
  • a A

È entrato in funzione a Lodi - a pochi chilometri da Milano e dal Ticino - il nuovo ospedale veterinario dell’Università Statale di Milano. La struttura, una delle più moderne e all’avanguardia in Italia e in Europa, accoglie ogni anno circa 7000 pazienti. Nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di animali da affezione, come cani, gatti o cavalli, oppure di grandi animali da zootecnia, come bovini e suini. Ma in alcuni (non poi così rari) casi, l’ospedale accoglie anche animali selvatici (come lupi, cinghiali, cervi, caprioli, aquile o volpi) o esotici e da zoo come leoni, ippopotami, tigri o canguri. La cura di questi grandi e, almeno dalle nostre parti, insoliti animali, in linea generale non presenta particolari difficoltà. Sviluppano infatti, anche loro, malattie e patologie simili a quelle di tutti gli altri viventi: fratture, infezioni o tumori.

Il vero problema sta nell’avvicinarsi a questo tipo di animali. Il fatto che spesso si tratti di animali feroci, rende indispensabile - anche solo per visitarli o prendere loro la temperatura - sedarli o praticare un’anestesia totale. La procedura, però, è più facile a dirsi che a farsi, perché i medici non hanno modo di pesare gli animali, e dunque di stabilire con esattezza la giusta dose di farmaco necessario ad addormentarli, né si possono avvicinare loro per somministrarla, dovendo invece ‘spararla’. La struttura di Lodi, però, sia per l’ampia equipe di anestesisti che ha in forza, sia per le grandi strutture a sua disposizione, riesce a trattare anche questi grandi animali limitando il più possibile il loro stress perché ha la possibilità di unire in un’unica sede, sia gli spazi per la diagnostica sia quelli per la chirurgia sia, ancora, quelli  di ricovero e degenza.

Luciana Grosso

Condividi