Continuo e guardo al futuro

Storia di Sardar, vivaista a Qaraqosh, che in poche ore vide distrutto il lavoro di sette anni e ora è tornato per ricominciare

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La città irachena di Qaraqosh, ve ne abbiamo già parlato, fa i conti con la fine della guerra: le case da ricostruire, le macerie da smaltire e una nuova vita da inventarsi. È anche per questo che l’ingresso del negozio di Sardar è un colpo d’occhio emozionante. Perché quella porta, l’unica su una strada polverosa, è circondata da piante.

Prima di diventare uno sfollato - costretto a lasciare Qaraqosh con l’avanzata dei militanti dell’IS e a rifugiarsi ad Erbil - quest’uomo aveva un vivaio ormai ben avviato, dopo sette anni di attività, e programmava di aprire un nuovo punto vendita più spazioso. Un sogno che si era infranto il 6 agosto del 2014, quando in poche ore era stato costretto a scappare con la famiglia e ad abbandonare piante, vasi e prodotti per il giardinaggio in un locale che di lì a poco sarebbe stato distrutto.

Oggi Sardar è tornato nella sua città, e con determinazione ha deciso di ricominciare il suo lavoro, anche se, come lui stesso ammette, in una città che porta i segni della guerra e ha bisogno di tutto, le piante sono l’ultima cosa che la gente pensa di acquistare.

Lui stesso ha perso la casa, completamente bruciata, ma questo non è bastato a fermarlo: grazie all’aiuto di un amico che si è offerto di ospitarlo, ha cominciato ad allestire un nuovo negozio l’estate scorsa, per poi inaugurarlo proprio il 6 agosto, e provare a ricordare quella data come simbolo di rinascita, e non più di terrore.

“Oggi il percorso è lungo e la fatica è tanta – racconta – ma lavoro guardando al futuro, anche perché il mio posto è qui, a casa mia, e non ho nessuna intenzione di doverla lasciare nuovamente”.

Ilaria Romano - Mauro Consilvio

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