Dentro le prigioni coi detenuti dell’IS

Reportage da Al Hasakah, in Siria, dove migliaia di ex combattenti jihadisti sono sotto il controllo delle forze curde

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Le migliaia di combattenti jihadisti dello Stato islamico (IS) detenuti dalle milizie curde in Siria continuano a preoccupare la comunità internazionale,preoccupazioni che crescono dopo l’annuncio da parte degli Stati Uniti della morte del leader dell’IS Abu Bakr al Baghdadi per il timore di attentati.

 

I combattenti jihadisti sotto il controllo dei curdi sono circa 12'000: si teme che l’offensiva turca nel nordest della Siria possa favorire evasioni di massa, in quanto molti curdi che controllavano le strutture carcerarie si sono dovuti spostare per combattere al fronte. L’accordo russo-turco, siglato lo scorso 22 dicembre, sembra aver calmato le acque ma i timori sul futuro dei miliziani restano.

 

Tra i circa 12'000 combattenti dell’IS finiti nelle carceri kurde, circa 4'000 sono siriani e altrettanti iracheni. Almeno altri 2'500 provengono però da altri paesi (molti dal Magreb), e fra di loro ci sono anche decine di europei. Secondo Parigi, per esempio, almeno una settantina hanno il passaporto francese, ma i curdi – per ora - non hanno rilasciato statistiche sulla nazionalità dei prigionieri.

Finora erano detenuti in diverse strutture ma, sempre a causa dell’offensiva di Ankara, le forze curde hanno dovuto concentrarli in poche prigioni, di cui per motivi di sicurezza non vengono fornite le coordinate.

I colleghi della RTS sono però riusciti ad entrare in una di queste strutture ad Al Hasakah. Si tratta molto probabilmente di un’ex carcere del regime siriano e le immagini girate al suo interno sono sconcertanti: testimoniano di centinaia, forse migliaia, di ex combattenti dello Stato islamico con indosso solo una tuta arancione, stipati in un’unica sala, in condizioni igienico-sanitarie precarie. Ci sono uomini, ma anche ragazzi giovanissimi, poco più che bambini.

Fra i detenuti anche dei giovanissimi, poco più che bambini
Fra i detenuti anche dei giovanissimi, poco più che bambini (RTS/RSI)

 

“Prima non era così – sostiene ai microfoni della RTS Serkan Demirel, giornalista dell’agenzia stampa curda Firat -, in ogni camera c'erano al massimo 25 prigionieri, ma dopo l’attacco di Ankara le forze curde hanno dovuto raggruppare gli jihadisti”.

Serkan Demirel, giornalista dell’agenzia stampa curda Firat
Serkan Demirel, giornalista dell’agenzia stampa curda Firat (RTS/RSI)

I detenuti sono controllati notte e giorno; la sorveglianza è massima, ma i tentativi di evasione sono costanti. Molti sono malati o hanno gravi ferite, “molti cercano di scappare quando vengono portati a fare un controllo medico – spiega una guardia con il volto coperto da un passamontagna -, prendono in ostaggio una guardia e tentato la fuga”.

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TG 12:30 di venerdì 01.11.2019

 
RTS/ludoC
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