Donne e braccia incrociate

Parità salariale, lotta al sessismo, presenza nella vita politica. Riflessioni e speranze fra lo storico sciopero del 1991 e quello di venerdì prossimo

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Non sono pochi gli interrogativi che vertono sullo sciopero delle donne in programma per venerdì prossimo. Quale sarà l’effettiva partecipazione? E quanto l’agitazione contribuirà ad una rinnovata consapevolezza sull’altra metà del cielo? Intanto sono poi sempre gli stessi i problemi, gravi, che permangono irrisolti: dall’obiettivo della parità salariale, che in larghissima misura resta disatteso, fino all'esigenza di rafforzare la partecipazione delle donne alla sfera politica.

Uno storico evento

Obiettivi che devono ancora essere concretizzati, e con buona pace di quell’articolo costituzionale - introdotto ben 38 anni fa - che avrebbe dovuto aprire la strada ad una sistematica eguaglianza di trattamento fra uomini e donne. Il clima di frustrazione, già molto avvertito negli anni Ottanta, sfociò nel primo, storico sciopero delle donne del 14 giugno del 1991. “Fu un punto focale per tantissime donne con storie di vita ed esperienze di vita diverse”, ricorda Anita Testa-Mader, psicologa, ricercatrice, già membro della Commissione federale per le questioni femminili (CFQF) e da sempre impegnata nella causa femminista. C'era, afferma, una forte consapevolezza del fatto “che non ci battevamo solo per la parità salariale, ma anche per cause come quella di una diversa ripartizione dei ruoli all’interno della famiglia”.

Lo sciopero delle donne del 14 giugno 1991: un'immagine della grande manifestazione organizzata a Zurigo
Lo sciopero delle donne del 14 giugno 1991: un'immagine della grande manifestazione organizzata a Zurigo (keystone)

Il grande successo di quella mobilitazione (vi prese parte mezzo milione di donne) fu in fondo legato anche all’incentramento su varie problematiche che, unitamente alle rivendicazioni salariali, investivano tutta la società nel suo insieme. Il tutto, in una cornice emotiva di grande intensità. “C’era proprio un sentirsi tutte insieme, il sentire di aver fatto qualcosa di importante”, sottolinea Anita Testa-Mader, ricordando in particolare alcuni momenti della serata finale svoltasi allora al Padiglione Conza di Lugano. “Tante donne raccontavano le loro esperienze, mentre in un angolo gli uomini, fra i quali anche mio marito, si occupavano dei bambini in segno di solidarietà con lo sciopero

Disparità e sessismo

Trascorsi da allora quasi trent'anni, la disparità salariale resta ben diffusa e continua a suscitare avvilimento e rabbia. Sullo sfondo, inoltre, permane una visione della società che, per quanto superata, esercita ancora effetti deleteri. "Se guardo i libri di scuola, ancora oggi ci sono i papà che vanno a lavorare, mentre le mamme restano a casa... Sappiamo invece benissimo che oggi il salario femminile è molto spesso necessario alla famiglia, per non parlare poi di tutte le famiglie monoparentali". C'è quindi un evidente "divario fra quella che è la realtà e l'immaginario di una società che è rimasta indietro", osserva Anita Testa-Mader.

L'impatto del movimento #metoo anche in Svizzera: una protesta di piazza a Losanna nel novembre del 2017
L'impatto del movimento #metoo anche in Svizzera: una protesta di piazza a Losanna nel novembre del 2017 (keystone)

Su un altro fronte, intanto, c'è tutta un'importante lotta da portare avanti: quella contro il sessismo, le molestie e le violenze. In che misura l'esempio del movimento #metoo ha fatto breccia anche fra le donne elvetiche vittime di abusi? "Le donne osano di più. Questo penso che sia vero anche in Svizzera", afferma Anita Testa-Mader, rilevando una maggiore forza d'animo, una maggiore propensione a segnalare alle autorità atti e situazioni inaccettabili. E la denuncia "della violenza contro le donne in tutte le sue forme", sottolinea, è senz'altro divenuta "un tema centrale nelle manifestazioni che ci sono state negli ultimi anni".

Ventotto anni dopo

Quali prospettive ravvisa Anita Testa-Mader per questo nuovo sciopero delle donne? L'agitazione, rammenta, "si colloca anzitutto in un contesto diverso dalla prima", dal momento che si inscrive in un "grande movimento di manifestazioni delle donne, in atto negli ultimi 2-3 anni a livello mondiale: Spagna, Polonia, Italia, America latina..." . Scendere in piazza rappresenta quindi sempre qualcosa di importante "perchè significa prendersi in mano, lottare in prima persona e collegare questo impegno contro le discriminazioni a lotte più generali per un cambiamento più globale della società".

Donne in piazza a Berna, nel settembre dello scorso anno, per rivendicare la parità salariale
Donne in piazza a Berna, nel settembre dello scorso anno, per rivendicare la parità salariale (rts)

"Spero che lo sciopero sia insomma un punto di partenza, e non di arrivo, e che al di là del risultato quantitativo, complessivo, permetta proprio degli interventi capillari a livello locale e in varie fasce della popolazione. In questo senso", conclude Anita Testa-Mader,"sono fiduciosa, spero di pensare bene".

Alex Ricordi

 
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