Donne scienziate d'Africa (1)

La bella storia di Segenet Kelemu, botanica etiope tornata in Africa dopo 25 anni di successi all'estero per dare un futuro al suo Paese

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Spesso si racconta la migrazione dall'Africa ai paesi economicamente più avanzati, ma c'è una storia meno nota, quella di scienziati che sono venuti in Europa per studiare o portare avanti una parte delle loro ricerche e sono poi ritornati nel loro paese d'origine dove stanno realizzando progetti che contribuiscono allo sviluppo delle comunità locali. Molti di questi scienziati sono donne. Noi, per quattro settimane, vi proponiamo di incontrarne alcune che operano tra Uganda e Kenya. (Red.)

L’Africa è una delle principali riserve di insetti commestibili. La botanica etiope Segenet Kelemu è convinta che gli insetti possono rispondere alla domanda di proteine del mondo, consumando meno acqua e mangime delle mucche. Il centro di ricerca che dirige, l’ICIPE (International Center for Insect Physiology and Ecology) di Nairobi (Kenia) ha scoperto come allevare molte speci di insetti.

Kelemu ha ricevuto il premio L’Oreal-UNESCO for Women in Science e Bill Gates la considera come uno dei suoi cinque eroi. La scienziata tornò in Africa nel 2007, dopo 25 anni di ricerca in istituzioni prestigiose, come l’Università di Cornell, negli Stati Uniti. Kelemu voleva contribuire allo sviluppo del suo continente. Forse, il regalo più importante dell’ICIPE all’Africa è la tecnologia “push-pull”, una tecnica agricola, attualmente usata da mezzo milione di persone nel continente, che combatte gli insetti nocivi per mezzo di piante seminate in mezzo ai cereali, senza l’uso di pesticidi.

Marco Boscolo - Michele Catanzaro

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