UE, semaforo verde all'Ucraina

TG 20 di venerdì 17.06.2022

Europa e Ucraina: un corteggiamento trentennale

Dalla fine dell'Unione Sovietica all'invasione russa, le tappe dei rapporti fra l'Unione e Kiev che ora punta tutto su una rapida adesione

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Il cammino di avvicinamento dell’Ucraina all’Unione Europea è cominciato quasi trent’anni fa e non è stato sempre lineare, con l’ex repubblica sovietica strattonata tra Russia e Occidente, fra rivoluzioni e guerre. La decisione di Bruxelles di concedere a Kiev lo status ufficiale di Paese candidato (il Consiglio europeo si riunirà domani, giovedì), è l’ultima puntata di una storia iniziata dopo il crollo dell’Unione sovietica e che proseguirà ancora per molto tempo.

Gli anni Novanta

Subito dopo l‘indipendenza da Mosca nel 1991 l’Ucraina inizia il suo percorso verso l’Europa. Già sotto la presidenza di Leonid Kravchuk, primo capo di stato postsovietico, Kiev firma il primo trattato con Bruxelles, l’Accordo di partnership e cooperazione, insieme con quasi tutte le altre repubbliche ex sovietiche. È un accordo più simbolico che concreto, ma sta a indicare comunque che la nuova nazione vuole cooperare non solo con la vecchia madrepatria Russia, con cui è legata strettamente dal punto di vista economico, ma anche con l’Europa. Durante gli anni successivi e il doppio mandato presidenziale di Leonid Kuchma (1996-2004), l'Ucraina mantiene un equilibrio tra il desiderio di spostarsi verso Occidente e le spinte verso Mosca, ancora molto forti, soprattutto a causa del sistema economico oligarchico che tiene stretti rapporti con la Russia. Nel 1998 si tiene a Vienna il primo vertice bilaterale tra Kiev e Bruxelles e nel 2001 l’Unione presenta il primo piano strategico per la futura collaborazione con l’ex repubblica sovietica. 

Dopo la Rivoluzione arancione

La rivoluzione del 2004, con il cambio di regime e la sostituzione del tandem filorusso Kuchma-Victor Yanukovich con quello filoccidentale Victor Yushchenko-Yulia Tymoshenko, conduce a un’accelerazione del processo di distaccamento dall’orbita russa e inserimento in quella europea. Nel 2005 viene firmato il Piano d’azione che sostituisce l’accordo del 1994, che pur non offrendo prospettive concrete di entrata nell’Unione Europa prevede un approfondimento della collaborazione in vari settori. Dopo l’entrata dell’Ucraina nella Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, si aprono nuovi spazi e nel 2009 il paese entra nel programma di Partenariato orientale che l’Unione istituisce per alcune repubbliche ex sovietiche: insieme all’Ucraina ci sono anche Armenia, Azerbaijan, Bielorussia, Georgia e Moldavia. Così iniziano le trattative per l’Accordo di associazione (Aa), che però non fanno molti progressi anche a causa dei problemi interni e dell’instabilità politica ed economica del dopo rivoluzione arancione.

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TG 20 di domenica 19.06.2022

 

L‘era Yanukovich ed Euromaidan

Dopo l’elezione di Victor Yanukovich nel 2010 i negoziati per l’Aa invece si intensificano, spinte da un lato dalla volontà politica di presidente e governo di tenere comunque aperta la porta occidentale e dall’altro dalle pressioni oligarchiche contro l’influenza russa. L’Accordo di associazione nella sua parte economica è parafato già nel 2012, ma la firma su quella politica è congelata per il caso di Yulia Tymoshenko, l’ex premier incarcerata per abuso di potere. L’Unione europea vincola la sottoscrizione completa dell’accordo alla liberazione di Tymoshenko e quando Yanukovich nel novembre del 2013 sbatte la porta al vertice di Vilnius a Kiev si scatenano le proteste di piazza di Euromaidan che sfoceranno nel cambio di regime nel febbraio del 2014 con l’arrivo di un governo e di un presidente filoccidentali. L’Aa viene firmato così in entrambe le parti, anche se l’entrata in vigore di viene rallentata sino al 2017 dal processo di ratificazione europea e soprattutto dalle nuove condizioni del paese, dopo l’annessione della Crimea da parte della Russia e l’avvio della guerra nel Donbass.

 

Le prospettive

Durante la presidenza di Petro Poroshenko (2014-2019) e quella iniziale di Volodymyr Zelensky, sino alla svolta dell’invasione russa nel febbraio 2022, i rapporti tra Ucraina e Unione rimangono freddi, anche a causa del conflitto insoluto nel Donbass e della mancanza di riforme da parte di Kiev. Il quadro cambia appunto con la guerra e la decisione europea di concedere all’Ucraina lo status ufficiale di paese candidato, anche se rimane l’incognita sulla tempistica, su cioè quando l’Ucraina potrà diventare davvero membro effettivo dell’Unione Europa. Altri paesi, dalla Turchia (1999) alla Macedonia del Nord (2005), attendono da anni di completare un percorso lungo e denso di ostacoli. Per Kiev, ancora impegnata in un conflitto che non si sa né come né quando finirà, le prospettive di ingresso sono ancora più problematiche.

 
Stefano Grazioli
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