Giovanni, archistar ante litteram

Fratello di Domenico Fontana, nato a Melide, riportò l'acqua a Roma riorganizzando e sfruttando le opere idrauliche del passato

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Tra Melide e Bissone da tempo c’è un ponte-diga di 800 metri che ricuce le due sponde del Lago di Lugano. Chissà se a Giovanni Fontana questa soluzione sarebbe piaciuta. Nato a Melide nel 1540, Giovanni è stato il primo di una schiatta di architetti ticinesi che avrebbe cambiato il volto di Roma inventando il barocco, un nuovo linguaggio che superava il Rinascimento e il tardo Manierismo. Fratello del più famoso Domenico e zio del Maderno, Giovanni aveva iniziato giovanissimo come assistente di Giacomo Della Porta e dell'ultimo Michelangelo nel ruolo di esperto tecnico per la realizzazione degli interventi di riorganizzazione delle infrastrutture - acquedotti, opere idrauliche, strade e palazzi - volute dal papa in Laterano. 

Ma lui fu soprattutto un uomo d’acqua, l’uomo che sapeva condurre l’acqua. È il primo grande architetto ingegnere che si ritaglia un ruolo nell’idragogica, una branca dell'idraulica che si occupa della livellazione dei terreni, della condotta dei canali, del controllo della velocità dell’acqua. 

A Oltre la news lo racconta un suo collega di cinquecento anni dopo, Giovanni Colabianchi, architetto, studioso di mulini e folgorato «dalle meravigliose macchine idrauliche» inventate da Fontana al tempo del Piano Sistino e nell’epoca di Clemente VIII. Ai melidesi si sarebbe aggiunto, poco dopo, un altro grande architetto che era partito proprio da Bissone, Francesco Borromini a cui si deve l’esaltazione del Barocco iniziato dai suoi dirimpettai del lago. 

Checchino Antonini

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