(©Italo Rondinella)

I cento giorni del solo Erdoğan (1)

La crisi economica vista dal quartiere nel quale il padrone assoluto della Turchia è nato e cresciuto e dove tutto sembra... normale

Affacciato sul Corno d’Oro e digradante verso il mare, il quartiere popolare di Kasımpaşa a Istanbul si trova in una posizione strategica. Qui è nato e cresciuto il presidente Recep Tayyip Erdoğan, già diventato il leader che per più tempo è rimasto al potere in Turchia. Tra queste strade strette e vivaci, piene di botteghe e dei tipici locali turchi dove si beve il çay (tè), gli omaggi alle sue origini arrivano al punto di avergli dedicato lo stadio della squadra di calcio locale, che milita da tempo in prima divisione. Del resto, è proprio qui che in gioventù il capo dello stato calcava i campi come semiprofessionista con buone prospettive di carriera. E anche se ormai non ci vive più da molti anni, i suoi vicini raccontano ancora con orgoglio di questo legame.

A Kasımpaşa, dove pure i salari sono spesso molto al di sotto della media nazionale, la crisi economica che sta investendo la Turchia non sembra aver intaccato la fiducia dei residenti nel loro concittadino più illustre. Del resto, i sussidi statali sono finora intervenuti a far quadrare i bilanci delle famiglie numerose, seguendo l’invito di Erdoğan a “fare almeno tre figli” per continuare a spingere la crescita del Paese. Resta però da capire se i tagli miliardari al budget statale, annunciati dall’esecutivo per far fronte alle difficoltà finanziarie, intaccheranno anche gli strumenti di welfare che hanno cementato il rapporto del presidente con il suo elettorato. Lo stesso che a fine giugno lo ha premiato ancora una volta.

 

Ora, un test cruciale sarà il voto amministrativo previsto tra sei mesi, che avverrà contemporaneamente in tutte le città e avrà quindi un forte impatto politico sulle scelte del governo nazionale.

Cristoforo Spinella

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