I greci, disillusi, votano Europa

La situazione economica migliora, ma le ferite sono profonde ed ora è Atene a preoccuparsi per il futuro del progetto comunitario

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La fede europeista della Grecia resta, ma vacilla quella nelle istituzioni
La fede europeista della Grecia resta, ma vacilla quella nelle istituzioni (RSI/Bleff)

Elezioni europee anche in Grecia dove, il 20 agosto scorso, il Paese disse addio all'ultimo piano di aiuti stanziato dall’Unione europea nel 2010 quale sostegno per una ripresa dell’economia. Aiuti - 288 miliardi di dollari - che hanno portato a tagli di: pensioni, servizi sociali e spesa pubblica.

Grecia, l’incognita ora è l’Europa

Attorno a piazza Syntagma, il traffico è ripreso. Questa volta però è motivo per rallegrarsi, mi dicono. Significa che l’economia greca si sta riprendendo. Un miglioramento lento, testimoniato anche dalle gru e dai cantieri lì intorno. 

Da un anno circa la Grecia è uscita dall’orbita dei salvataggi. Ci metterà decenni a ripagare i debiti che ha contratto, ma qualche segnale di ottimismo c’è e il partito al governo prova a sfruttarlo: Syriza si avvicina infatti alle elezioni europee in affanno, scavalcato dai conservatori di Nuova Democrazia. 

Salito al potere nel 2015, il partito della rivoluzione e del no all’austerità paga la sua trasformazione in partito della stabilità finanziaria e guarda con preoccupazione anche alle elezioni politiche dell’autunno. 

La crisi finanziaria e quella migratoria non hanno invece rafforzato il partito di estrema destra, Alba Dorata, che punta le sue speranze di successo sul nazionalismo greco tradito dal recente accordo con la Macedonia del Nord. 

Al di là dei giochi politici, però, una domanda aleggiava tra i miei interlocutori: che fine farà l’Europa? 

Alessandro Chiara

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