Il Ticino? Un fiume... d'oro

C'è chi lo cerca per passione, chi per guadagno, chi per gioco. Ore ore a setacciare per scovare pagliuzze, ma anche pepite

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La febbre dell’oro serpeggia lungo le rive del Ticino. Sono infatti circa duemila gli appassionati di mineralogia che, generalmente per diletto, passano al setaccio il fiume ma anche altri corsi d’acqua per trovare pagliuzze che di norma misurano pochi millimetri. La maggior parte lo fa per collezionare i frutti di questa ricerca, reperti diversi l’uno dall’altro per caratteristiche e dimensioni. Ma c’è anche chi punta al guadagno: in un giorno si può ricavare fino a un grammo del prezioso metallo e i più fortunati ed esperti riescono a trovare anche piccole pepite.

L'attività è faticosa. Logora schiena, gambe e braccia. Spesso si torna a casa a mani vuote. Ciò nonostante la tradizione e il fascino che circondano il mestiere del “cercatore d’oro” continuano a coinvolgere tante persone. Gli strumenti utilizzati per la ricerca sono esclusivamente manuali, di fatto quelli che usavano già gli antichi romani: badile, rastrello, piccone, setaccio e batea (una scodella larga circolare), in quanto le attrezzature meccaniche sono proibite dalla legge italiana.

La passione di Giuseppe Rizzi, campione Italiano di canottaggio dal 1972 al 1975 e insegnante di educazione fisica in pensione, nasce venticinque anni fa. Navigando sul Ticino si imbatté in alcuni che setacciavano le rive del fiume. Spinto dalla curiosità, si informò e seppe che cercavano l’oro. Da allora non ha mai smesso di coltivare anche lui questa attività. Oggi Giuseppe Rizzi, dopo aver accumulato un’eccellente collezione, rinnova tradizioni e antiche conoscenze divulgandole ad amici, principianti e... anche a noi.

Mauro Consilvio

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