Si sta riorganizzando (reuters)

Il crocevia dei foreign fighters

I combattenti jihadisti rientrano in Europa passando dai Balcani occidentali: “Paesi da sostenere. Lo Stato islamico non è morto"

giovedì 08/03/18 22:59 - ultimo aggiornamento: venerdì 09/03/18 00:01

La consigliera federale Simonetta Sommaruga è volata a Bruxelles per discutere con i ministri di giustizia e degli interni di lotta al terrorismo. Il tema centrale delle discussioni è stata la collaborazione con gli Stati dei Balcani occidentali: paesi definiti strategici, che vanno aiutati, anche finanziariamente.

“Questi paesi sono tra quelli che hanno fornito il più alto numero di foreign fighters allo Stato islamico”, ci spiega Lorenzo Vidino, a capo dell’Osservatorio sulla Radicalizzazione e il Terrorismo Internazionale dell’ISPI, l’Istituto per gli studi di politica internazionale di Milano.

“Sono inoltre paesi che si trovano al centro del percorso naturale di rientro di questi combattenti europei, di ritorno dalla Siria o dall’Iraq”, continua il ricercatore.

Alcuni paesi come l’Albania, che dispone di servizi anti-terrorismo efficaci, riesci a far fronte a questo problema. Altri molto meno, avendo problemi endemici di risorse limitate, corruzione o problemi politici, e per questo vanno sostenuti, spiega Vidino.

“Lo Stato islamico esiste ancora”

Una cosa quando si parla di jihad e terrorismo è certa: lo Stato islamico ha perso terreno, ma esiste ancora, conferma Vidino. “Si trova in una fase transitoria. L’organizzazione ha perso la grandissima parte dei territori che controllava e la sua capacità di avere una eco mediatica importante come prima, ma non è scomparsa, né territorialmente, si sta riorganizzando in Siria, Iraq ma anche altrove, né mediaticamente: la presenza del Califfato virtuale si fa sentire eccome, e ha ancora mordente tra i simpatizzanti del jihad.”

InfoNotte/ludoC

 

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