Il riscatto passa dai campi

Creare opportunità usando il lavoro come arma di integrazione. Storia di Oronzo che si sta rifacendo una vita alla cooperativa Pietra di Scarto

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«Non basta il valore simbolico di un bene confiscato alla mafia; questo deve incidere sulla realtà. Qui proviamo a creare lavoro e a generare economia che coinvolga il territorio. È possibile parlare di pomodoro, senza schiacciare i diritti e la dignità delle persone, riconoscendo il giusto valore al produttore». Ne è convinto Pietro Fragasso, presidente della Cooperativa agricola Pietra di Scarto, che dal 2010 gestisce i 300 ettari confiscati al clan Piarulli-Ferraro.

Un'attività in crescita, grazie anche ai tanti progetti avviati. Qui si produce “La bella di Cerignola” una varietà di oliva da mensa, considerata la più grande del mondo. «Quando siamo arrivati era tutto abbandonato. Ora coltiviamo pomodori, ulivi, alberi da frutta e ortaggi. Presto ci sarà un laboratorio di trasformazione. Sarà un collante tra produttori e lavoratori».

 

Pietra di Scarto è un laboratorio di inclusione sociale dove si fa economia pulita, in un territorio difficile, la Capitanata, spesso al centro delle cronache per lo sfruttamento dei braccianti, stranieri o italiani. Pochi chilometri più a nord, a Borgo Mezzanone, c'è uno dei principali ghetti per lavoratori africani: braccia a basso costo per lo sterminato Tavoliere delle Puglie.

«Qui noi, invece, vogliamo creare opportunità per chi proviene dal mondo della marginalità attraverso l'arma più potente che esista: il lavoro».

Massimo Lauria

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