Intellettuale in Bangladesh

La battaglia quotidiana di chi, minacciato di morte, continua a battersi per la libertà e il rispetto

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L’appartamento dove Baki Billah ci dà appuntamento si trova nel mezzo di un affollato quartiere di Dacca, la capitale del Bangladesh. Per entrare bisogna aprire una grata di ferro, chiusa con un grande lucchetto, e salire le scale. Dentro le luci sono spente, le stanze sono buie e un piccolo ventilatore prova a rinfrescare l’aria in una torrida giornata.

Baki ha 37 anni ed è uno dei più noti bloggers del Paese. Per la sua attività, per i suoi scritti ed i suoi post online, ha ricevuto svariate minacce di morte, e ora vive confinato in questo appartamento, protetto dai suoi amici più stretti, senza i quali non si può più muovere. Ed è proprio questa condizione di isolamento a caratterizzare e ad accomunare bloggers, scrittori atei e liberi pensatori del Bangladesh. Baki, Arif, Anis, Abul, hanno deciso di sacrificare la loro quotidianità, la loro vita sociale, per poter continuare a scrivere e a sognare un Bangladesh laico. La violenza dei fondamentalisti, dicono, non li fermerà.

Tomaso Clavarino

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