Iraq, la protesta che reclama pace

Performers, scultori, ma soprattutto writers hanno dato vita a un laboratorio artistico a cielo aperto che parla con una voce nuova

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La società civile irachena da oltre quattro mesi manifesta per chiedere un nuovo sistema politico meno corrotto, più diritti e servizi. A Baghdad, in piazza Tahrir e nelle strade limitrofe, è nato un enorme presidio spontaneo e permanente dove giorno dopo giorno si è sviluppato anche una sorta di laboratorio artistico a cielo aperto in cui performers, scultori, ma soprattutto writers cercano di veicolare un messaggio di pace. Tutto ciò nonostante i ripetuti scontri con le forze armate, costate la vita a centinaia di manifestanti, le incursioni delle milizie, gli arresti e le sparizioni forzate, oltre alla crisi internazionale scoppiata fra USA e Iran proprio sul territorio iracheno.

Attraverso l’arte, i giovani attivisti vogliono fare sentire una voce nuova: il rifiuto della guerra, delle logiche clientelari, della corruzione; la richiesta di libertà di espressione e di uguaglianza per uomini e donne. Queste le parole d’ordine di Tahrir e di tutte le altre piazze del paese.

Ilaria Romano

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