Juan e Hector, storie da Tijuana (1)

Sono in 5000, la maggior parte giunti dall'Honduras. Vogliono raggiungere gli Stati Uniti ma sono fermi in Messico (che non li vuole)

Sono accampati in una struttura sportiva nella periferia nord di Tijuana, a pochi metri dalla barriera metallica che divide il Messico dagli Stati Uniti. Sono circa 5000 migranti, perlopiù provenienti da Honduras e Salvador. Vivono in spazi ridotti dormendo in tende arrangiate con qualche vecchio lenzuolo. Sono tutti in attesa di un segnale dal Governo americano e dal Dipartimento della Sicurezza Interna al quale hanno affidato le richieste di asilo umanitario.

Domenica scorsa 500 di loro hanno approfittato di una situazione di confusione (la polizia di Tijuana era impiegata a contenere una manifestazione anti-migranti organizzata da un gruppo spontaneo di cittadini messicani) per provare a forzare la barriera di San Ysidro. Dopo attimi concitati (da una parte la sassaiola dei migranti, dall'altra i gas lacrimogeni dei Marines americani) tutto è tornato alla tranquillità.

La città di Tijuana intanto è vicina a dichiarare lo stato di crisi. “Non abbiamo le risorse economiche e umane per mantenere queste persone in condizioni ragionevoli” dichiara Juan Manuel Gastelum, il sindaco della città. Il nostro viaggio all'interno del campo rifugiati Benito Juarez lo conferma: intere famiglie con bambini e anziani sono costrette a passare la notte al freddo aspettando un incontro con le autorità oltre il confine.

Riccardo Ferraris

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