L'Evros, tra Europa e Asia (1)

Il fiume che per 190 km segna il confine tra Grecia, Bulgaria e Turchia è diventato, negli anni, la tomba per centinaia di migranti in fuga

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Oltre 300 mila persone lo hanno attraversato negli ultimi vent'anni anni. Quasi 400 hanno trovato la morte nelle sue acque limacciose. Il fiume Evros, che per 190 chilometri, segna il confine terrestre tra Grecia, Turchia e Bulgaria, è una delle porte d'Europa per i migranti che percorrono la rotta orientale. Negli ultimi mesi, i numeri stanno crescendo sensibilmente. Lo scorso mese di aprile, per la prima volta dopo anni, gli arrivi attraverso l'Evros hanno superato quelli sulle isole di Lesbo, Samo, Kos e Rodi, nel mar Egeo. Oltre 3 mila. Un ritmo di 100 attraversamenti al giorno. Chi varca il fiume viene dall'Afghanistan o dalla Siria, in massima parte. Poi ci sono pakistani e persino africani. E tra di essi si registra un numero sempre maggiore di cittadini turchi. Dissidenti in fuga dal regime di Recep Tayyip Erdogan.

 

Il governo greco, verso la fine del 2012, ha eretto una barriera metallica lungo i 12 chilometri e mezzo di confine che non coincidono con il corso del fiume. Reticolato, filo spinato e telecamere a circuito chiuso. Il tutto finanziato dall'Unione europea, che ha messo in campo anche uomini e mezzi dell’agenzia Frontex, per pattugliare l'area.

Fino a sei anni fa, era proprio da qui che transitava il maggior flusso di migranti verso l'Europa. I numeri di quel periodo parlano di 40 mila arrivi all'anno, con picchi di 300 al giorno nei mesi estivi. Nel solo 2010, quasi il 90 per cento del flusso migratorio verso l'Europa attraversava questo valico sudorientale, risalendo il vettore che dall’Afghanistan e dal Pakistan attraversa l’Iran, il Kurdistan iracheno e tutta la Turchia, per poi finire in Grecia. Si tentava di sconfinare via terra nottetempo, nascosti nell’erba, in piccoli gruppi.

Il muro non ha bloccato i passaggi. Li ha solo deviati verso sud, lungo il fiume. Oggi i migranti salpano a bordo di canotti gonfiabili e pescherecci turchi, cercando di arrivare sani e salvi sull’altra sponda. Troppo spesso non ce la fanno.

Gilberto Mastromatteo - Massimo Lauria

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